Sicurezza
«Mi sono fidata di lui e mia figlia non c’è più»
Il racconto di Nunzia Lombardo, madre della dodicenne: «Rivedo quell’ultima notte ogni giorno»
MASSA. «Mi ricordo tutto di quella notte, ho ancora i colpi di tosse di Irene nelle orecchie. Poi la rivedo andare in bagno sulle sue gambe, anche se non stava bene voleva essere indipendente». Impossibile per una mamma dimenticare un trauma come quello della perdita di un figlio e Nunzia Lombardo, madre della dodicenne stroncata da quella che sembrava una semplice influenza, non sfugge a questa verità. «Io mi fidavo del dottor Biava - spiega -, era il medico delle mie bimbe da diciassette anni. Quando mi ha detto di dare la tachipirina l’ho fatto, perché per me era naturale. L’ho anche comprata apposta perché noi medicinali in casa per loro non ne tenevamo dato che scoppiavano di salute. Poi non l’ho più sentito, l’ho visto il lunedì quando non c’era più niente da fare. Non si ricordava neppure il mio indirizzo di casa, tanto per darvi l’idea di quante volte sia venuto a visitare Irene e la sorella Rachele».
Nunzia ha raccontato queste cose centinaia di volte: ai parenti, agli amici, agli avvocati. Al pubblico ministero ha scritto una memoria. «Non è stato facile ripercorrere quei momenti mettendoli nero su bianco, ma sapevo che dovevo farlo perché io voglio la verità. Mia figlia non può essere morta per una fatalità, il medico che grazie ai nostri avvocati abbiamo trovato dice che abbiamo ragione. Sarà il giudice poi a decidere, quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto».
Nunzia quella bimba alta nonostante fosse appena una ragazzina adesso la va a trovare al cimitero a Mirteto: «Irene era forte, aveva una verifica il venerdì prima di morire. Per questo si era messa a letto mercoledì perché aveva un po’ di febbre ma voleva essere pronta per quel compito. Aveva studiato e voleva dimostrarlo». Invece... «quella febbre non voleva saperne di scendere, le cose miglioravano soltanto con le medicine. Ma non mi sono mai preoccupata, perché il pediatra mi aveva detto che era influenza e per questo non era neppure venuto a casa nostra. Non c’è giorno che non mi chieda se potevo fare qualcosa per la mia bimba. Non ho la risposta, non avevo competenze mediche. So solo che mia figlia non c’è più e che il pediatra l’ho visto quando ormai la piccola era in obitorio».
Danilo D’Anna
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
