Il Tirreno

Centro per l’impiego, cambiano le regole 100 posti a rischio

Cgil: poca chiarezza e pochi soldi, potrebbe saltare il servizio I primi a rimetterci sono i 10 assunti con contratto a termine

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MASSA. Proprio loro, che stanno dietro ad una scrivania per trovare lavoro agli altri, adesso rischiano di rimanere senza stipendio. Sono dieci dipendenti del centro per l’impiego provinciale che, da questo mese, potrebbero rimanere a casa.

Non ci sono, infatti, risposte certe sulle modalità con cui verranno attuate le nuove normative in materia di formazione professionale e lavoro e, in assenza di chiarezza, dieci dipendenti del centro per l’impiego, tutti assunti a tempo determinato, potrebbero ritrovarsi senza contratto dal 1° gennaio 2015.

Secondo la Cgil, però, a rischio sarebbe addirittura l’intero servizio, con i suoi cento impiegati: «Per adesso ci sono solo indicazioni, c’è un disegno che deve prendere corpo - spiega il segretario organizzativo Nicola del Vecchio. L’idea è quella di riformare il sistema, ma ad oggi le uniche cosa che avvertiamo sono l’incertezza e la confusione, incertezza che va a colpire in primo luogo i dipendenti del centro per l'impiego».

Più a rischio sono - come anticipato - le dieci persone assunte a tempo determinato, che, con molta probabilità, non si vedranno prorogare il contratto. Poi ci sono gli appalti, altri quaranta soggetti impiegati in formazione e orientamento al lavoro, in scadenza entro il 28 febbraio prossimo. Infine ci sono i cinquantadue dipendenti diretti della Provincia, e anche per loro - avverte il sindacato - il futuro è a rischio: «Con la riforma delle province - continua Silvano Leoni, segretario organizzativo Cgil funzione pubblica - i centri sopravvivono, ma sono diversamente strutturati, nei fatti ancora non si capisce cosa diventeranno e quali funzioni rimarranno nelle loro mani.

C’è poi - Leoni conclude il quadro - il taglio pesantissimo causato dalla Legge di stabilità, visto che le Province dovranno ridurre del cinquanta per cento le proprie dotazioni organiche. Se le cose stanno così non ci saranno neanche i soldi per pagare gli stipendi».

Tradotto: esuberi. Ma nella complessa trama di deleghe e competenze in materia di politiche attive del lavoro che Stato e Regioni vogliono assumere, entrambe direttamente, l’altro grande rischio è l’indebolimento del servizio, quindi, la perdita di professionalità. «Non essendoci risorse - spiega Nicola Del Vecchio - diventa difficile definire una programmazione. Per dare continuità al servizio la Provincia deve bandire delle gare con i fondi europei, gare che non sappiamo a chi andranno in mano una volta superati questi enti. Non siamo contrari all’istituzione di una nuova agenzia, ma si dovranno coniugare le esigenze del territorio con quelle dei lavoratori». L’unica cosa certa - per ora - sembra essere la nascita di una doppia precarietà: quella di chi si presenta al centro per l'impiego per collocarsi o ricollocarsi nel mondo del lavoro, e quella di chi dovrebbe trovare loro risposte, ma vive con un contratto a scadenza.

«Facciamo un appello ai nostri parlamentari - conclude Silvano Leoni - che venga fatto un emendamento alla Legge di stabilità per permettere che i contratti finanziati con i fondi europei vengano rinnovati. Che si facciano carico di una situazione insostenibile, di non tradurre norme punitive. In ballo c’è il lavoro e la vita di cento lavoratori, non si può sommare dramma al dramma. Dramma ad incertezza».

Alessio Profetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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