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Centro per l'impiego, cento posti di lavoro a rischio a Massa Carrara

di Alessio Profetti
Una bacheca di un centro per l'impiego (foto archivio)
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Una bacheca di un centro per l'impiego (foto archivio)

L'allarme della Cgil: poca chiarezza normativa e pochi soldi, potrebbe saltare il servizio. I primi a rimetterci sono i 10 assunti con contratto a termine

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MASSA CARRARA. Centro per l'impiego di Massa Carrara: dieci posti di lavoro a rischio entro la fine di dicembre. Nella totale mancanza di risposte certe sulle modalità con cui verrano attuate le nuove normative - ovvero le deleghe - in materia di formazione professionale e lavoro, il futuro per dieci dipendenti a tempo determinato, operanti all'interno del centro per l'impiego di Massa Carrara, potrebbe terminare il primo gennaio 2015.

Secondo la Cgil però, sarebbe l'intero servizio - e i suoi cento impiegati - ad essere a rischio: «Per adesso ci sono solo indicazioni, c'è un disegno che deve prendere corpo - spiega il segretario organizzativo Nicola del Vecchio. L'idea è quella di riformare il sistema ma ad oggi l'unica cosa che avvertiamo è incertezza e confusione, incertezza che va a colpire in primo luogo i dipendenti del centro per l'impiego».

I più a rischio sono le dieci persone assunte a tempo determinato, che, con molta probabilità, non potranno prorogare il contratto. Poi ci sono gli appalti, altri quaranta soggetti impiegati in formazione e orientamento al lavoro in scadenza entro il 28 febbraio prossimo. Infine ci sono i cinquantadue dipendenti diretti della Provincia, e anche per loro - avverte il sindacato - il futuro è a rischio: «Con la riforma delle province - continua Silvano Leoni, segretario organizzativo FP Cgil - questi enti ci sono ma sono un'altra cosa, nei fatti non si capisce cosa diventeranno, quali funzioni rimarranno nelle loro mani.

C'è poi il taglio pesantissimo causato dalla Legge di stabilità visto che le province dovranno ridurre del cinquanta per cento le proprie dotazioni organiche. Se le cose stanno così non ci saranno neanche i soldi per pagare gli stipendi».

Tradotto: esuberi. Ma nella complessa trama di deleghe e competenze in materia di politiche attive del lavoro che Stato e Regioni vogliono assumere, entrambe direttamente, l'altro grande rischio è l'indebolimento del servizio, quindi, la perdita di professionalità. «Non essendoci risorse - spiega Del Vecchio - diventa difficile definire una programmazione. Per dare continuità al servizio la Provincia deve fare delle gare con i fondi europei, gare che non sappiamo a chi andranno in mano una volta superati questi enti. Non siamo contrari all'istituzione di una nuova agenzia ma si dovranno coniugare le esigenze del territorio con quelle dei lavoratori». L'unica cosa certa - per ora - sembra essere la nascita di una doppia precarietà: quella di chi si presenta al centro per l'impiego per cercare una soluzione all'interno del mondo del lavoro, e quella di chi offre il servizio, oggi precario almeno quanto chi si trova di fronte.

«Facciamo un appello ai nostri parlamentari - conclude Leoni - che venga fatto un emendamento alla Legge stabilità per permettere che i contratti finanziati coi fondi europei vengano rinnovati. Che si facciano carico di una situazione insostenibile, di non tradurre norme punitive, si parla di cento lavoratori, non si può sommare dramma al dramma». Dramma e incertezza.

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