Il Tirreno

“Vaffa” all’impiegato, il giudice la assolve

La donna aveva mandato a quel paese un addetto del Cup per aver fatto passare avanti un utente

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LUNIGIANA. Vero che ormai è entrato nell’uso comune e colloquiale, ma beccarsi un vaffa piace a pochi. Attenti quindi a farsi prendere la mano e a concedersi un linguaggio un po’ scurrile perché si corre un bel rischio, quello di trovarsi di fronte ad un giudice per difendersi dall’accusa di ingiuria.

Lo sa bene una donna lunigianese, finita in tribunale (poi assolta) per aver ingiuriato, appunto, un addetto del centro unico prenotazioni. I fatti risalgono ad un paio di anni fa: lei è in attesa al Cup dell’azienda sanitaria, c’è parecchia gente e tocca aspettare. I tempi di attesa si fanno lunghi e il clima - negli uffici pubblici è spesso così - si scalda tra lamentele, brontolii, brusio di sottofondo. E gli immancabili furbetti.

E il furbetto arriva anche quella mattina di due anni fa: dà un’occhiata intorno, si accorge che c’è troppa gente e troppo tempo da attendere e mette a punto un escamotage. Riesce, quindi, ad “occupare” lo sportello e ad evitare la coda. La signora va su tutte le furie e non - spiega - per sè o perché dovrà attendere ancora, ma perché il furbetto ha fatto slittare il turno di un anziano disabile che da tempo, silenziosamente, aspetta di poter prenotare la sua visita medica. La donna se la prende non soltanto con l’utente passato avanti, ma anche con l’operatore Cup che non gli ha impedito “il sorpasso” e, in un clima che si fa caldo minuto dopo minuto, parte un vaffa contro l’impiegato.

A calmare le acque ci pensano i carabinieri (è l’addetto a chiamarli). E la vicenda finisce in tribunale: prima davanti al giudice di pace, poi, in appello, di fronte al giudice monocratico di primo grado. Ma per la donna arriva l’assoluzione. Insomma il vaffa non le è costato una condanna, ma in ogni caso uno spiacevole iter con la giustizia.

Chiara Sillicani

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