Il Tirreno

Carrione, si indaga anche sulle cave e sulla marmettola

Alessandra Vivoli
Il professor Bartelletti e l'ingegner Biagiotti in Procura
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Il professor Bartelletti e l'ingegner Biagiotti in Procura

Summit dei super consulenti con il procuratore capo: a metà gennaio la relazione, osservati speciali anche il piazzale Città di Massa e i detriti

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CARRARA. Un accertamento dai monti al mare. Dalle cave al piazzale Città di Massa del porto.
È questo che la Procura chiede ai super consulenti. Un maxi lavoro in tempi strettissimi: entro metà gennaio il procuratore si aspetta la risposta dei consulenti. E subito dopo «nel giro di una settimana» afferma il procuratore capo, si aspetta di chiuder e le indagini.


Accertamenti anche alle cave e al Città di Massa. Non solo l’argine. Non solo i brandelli del muro crollato ritrovati nei piazzali delle segeherie fronte Carrione.
Ma una verifica ad ampio raggio, sulla coltivazione delle cave, sulla pulizia dell’alveo del fiume, sul piazzale città di Massa e sulla marmettola.
Un accertamento «a 360 gradi» precisa il procuratore capo di Massa Carrara Aldo Giubilaro, per capire cos’è successo la mattina del 5 novembre «quando l’acqua venuta giù dal monte - sottolinea Giubilaro - ha ingrossato il Carrione e fatto rompere l’argine creando l’evento alluvionale del 5 novembre scorso».
Il modello- afferma il procuratore- «è l’indagine relativa all’alluvione di Aulla - spiega - perché le responsabilità vanno cercate non solo su quell’argine crollato».


È questo che il procuratore capo  ha ribadito ai super periti (erano presenti il professor Raffello Bartelletti e l’ingegner Andrea Biagiotti, mentre mancava per impegni precedenti il terzo perito, l’ingener Giovanni Menduni) che poco dopo le dodici hanno varcato il cancello della Procura per un incontro di meno di un’ora con il dottor Giubilaro.
Un incontro fondamentale per scandire i tempi dell’inchiesta sull’alluvione, quella inchiesta, avviata il giorno dopo il crollo dell’argine (l’ipotesi di reato contestata, fino ad oggi nei confronti di ignoti è quella di crollo colposo) che dovrà ricostruire l’accaduto, e fare luce su tutte le possibili cause dell’evento che ha mandato Marina sott’acqua.
I tempi: a metà gennaio il report dei periti. E partiamo dai tempi. Sessanta giorni: la scadenza è a metà gennaio. E, a quel che sembra non ci sarebbe intenzione, da parte della Procura, di andare oltre. Insomma la linea è quella di “zero proroghe”.
«Ho chiesto ai consulenti di rispettare i termini - comincia col dire il dottor Giubilaro - e ho avuto da loro la rassicurazione di rispettare la scadenza dei sessanta giorni. Poi ci vorrà giusto una settimana e potremo chiudere l’indagine con l’iscrizione al registro degli indagati di chi risulterà, a seguito della nostra inchiesta e delle ricostruzioni dei consulenti, avere delle responsabilità per quanto avvenuto».
Le prime iscrizioni al registro degli indagati. Su questo fronte, delle prime iscrizioni nel registro degli indagati, i tempi sono ancora più stretti. Si parla di martedì o mercoledì della prossima settimana per le iscrizioni necessarie per poter poi sequestrare documenti e materiale relativo alla costruzione dell’argine e ai collaudi. E, proprio partendo per questo, le figure professionali finite nel mirino erano state, da subito, quelle di tecnici e progettisti.
Ma, alla luce delle dichiarazioni del procuratore capo, che allarga il raggio di azione, e di accertamenti, fino alle cave e al piazzale Città di massa, potrebbero essere anche altri i nomi da iscrivere, fin da subito nel registro degli indagati.
E, ed è questa un po’ la novità dell’ultima ora, non dovrebbe trattarsi solo di figure tecniche, insomma, non solo chi ha progettato ed eseguito i lavori sull’argine.
«Il modello dell’inchiesta è quella per l’alluvione di Aulla». Il procuratore Giubilaro parla chiaro. «Per quel che riguarda l’indagine sull’alluvione del 5 novembre scorso - afferma - il modello sarà quello di Aulla. Ossia un’indagine a tutto campo che ha come obiettivo quello di individuare eventuali responsabilità, partendo da lontano». Per l’alluvione di Aulla, lo ricordiamo, sono arrivate le richieste di rinvio a giudizio per dodici persone, tecnici, politici, presidenti della provincia e parlamentari.
Insomma un messaggio chiaro. La volontà della Procura di non fare sconti. A nessuno.
 

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