MASSA. Un tentativo di estorsione, giocando sulla fragilità maschile. Ingegnoso e alquanto sofisticato il giochetto organizzato da una banda che utilizza ragazze mozzafiato per attirare uomini, possibilmente sposati, in cerca di avventure lontano dal focolare domestico. Il primo contatto avviene su Facebook, probabilmente in modo casuale. La fanciulla invia una richiesta di amicizia e poi la fa seguire da un messaggio privato. Il suo profilo è nuovo di zecca, ci sono soltanto una ventina di foto, dove lei manco a dirlo è bellissima. Dice che è nuova e che è in cerca di amici. Dopo un paio di frasi comincia a fare complimenti inequivocabili al suo interlocutore. E questo nel novanta percento dei casi ci casca. E lei si fa audace, chiede l’account Skype per una telefonata a luci rosse.
Non c’è cascato un quarantacinquenne massese, che ha subito capito che c’era sotto qualcosa. E ha avvertito le forze dell’ordine ricevendo delle indicazioni precise da un ufficiale dei carabinieri: niente inviti ad atti erotici, perché potrebbe configurarsi una sorta di istigazione. E la vittima potrebbe perfino essere denunciato per questo. Ma non poteva finire così perché gli estorsori non dovevano passarla liscia. Così l’uomo ha presentato una denuncia dettagliata, indicando l’account Skype della donna. E sono cominciate le indagini per risalire ai responsabili.
Naturalmente il profilo Facebook della ragazza - 24 anni - è scomparso nel giro di poche ore. Il quarantacinquenne ha declinato l’invito di una telefonata video. Ma il giorno seguente ecco un’altra fanciulla, stavolta bionda e di origine belga. Anche qui poche parole, una serie di complimenti che neppure Matt Dillon riceverebbe in così poco tempo e poi l’invito a ritrovarsi di sera su Skype, dato che l’uomo era al lavoro. Stavolta l’uomo accetta e segue le istruzioni della fantomatica fiamminga. Quando lei gli chiede di spogliarsi stacca la comunicazione. E il giorno dopo va in questura a presentare la seconda denuncia.
Restano da capire due cose: la prima è se i due contatti in realtà provengono dallo stesso computer (la sensazione è che sia proprio così); la seconda è perché queste persone lo hanno preso di mira, dato che tempo fa aveva presentato una denuncia per alcune molestie che aveva subito da una persona con cui aveva litigato per questioni di denaro (una somma che doveva ricevere per il saldo di un vecchio debito).
Alla postale di casi come questo, meno complessi a dire il vero, ce ne sono una decina. C’è pure chi c’è cascato e su Skype si è mostrato come mamma lo ha fatto. Risultato? È stato registrato e poi ricattato: «O mi dai i soldi oppure metto queste immagini sulla tua pagina Facebook». Il costo per questa debolezza è stato di qualche migliaio di euro. E i responsabili non sono ancora stati trovati.