Sicurezza
massa
Omicidi di Natale, il pm vuole la prova del giubbotto
◗
Attesa per l'udienza dal gupIl sostituto Soffio chiederà la ripetizione dell’esame sulle tracce ematicheIl gup aveva accolto la richiesta della difesa di Amroui di non acquisire il reperto
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. L’accusa ci proverà, anche se non sa quali potranno essere gli esiti di un esame bis sul giubbotto sporco di sangue di Adil Amroui, il ragazzo di origini nordafricane accusato di aver aiutato Andrea Mazzi a uccidere Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria la notte di Natale in piazza Mercurio. Era questa la prova regina raccolta dal pm Rossella Soffio e dal nucleo investigativo dei carabinieri per contestare il reato di concorso in omicidio al giovane, ma il gup Alessandro Trinci ha rigettato il reperto per un errore di notifica, come richiesto dall’avvocato Giorgio Zunino, difensore dell’indagato. Adesso il pubblico ministero, nell’udienza del 16 dicembre, chiederà la ripetizione dell’esame da parte dei Ris, alla presenza della difesa. Un incidente probatorio, insomma. quello che non è stato fatto per quel fax spedito nel vecchio studio legale di Zunino e quindi mai ricevuto dal legale.
Resta da capire se dopo così tanto tempo le tracce ematiche saranno sempre lì. Potrebbero essere state inquinate dai reagenti chimici utilizzati nel primo esame e quindi l’esito potrebbe essere diverso. Ma il dubbio più grande riguarda il gup: Trinci accoglierà la richiesta, oppure darà retta alla difesa che sicuramente si opporrà? Soltanto il 16 dicembre si potrà capire quale sarà la decisione del giudice, che nell’udienza precedente ha cancellato quella prova perché oggettivamente non poteva essere acquisita.
Su quel tessuto i carabinieri avevano trovato tracce importanti del sangue di Fruzzetti. Per l’accusa, che sostiene che Adil teneva fermo Fruzzetti mentre Mazzi lo accoltellava, senza il reperto sarà più difficile dimostrare la sua tesi. E proprio per questo l’avvocato Zunino chiederà al gup un rito abbreviato, convinto che nelle carte il concorso in omicidio non c’è.
Il giubbotto interessa anche l’altro indagato, con l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi e dalla premeditazione, Andrea Mazzi, difeso dagli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani. Per gli inquirenti il ventiduenne ha colpito Fruzzetti e Baria nell’ambito della guerra tra bande che ha insanguinato Massa per sei terribili mesi nel 2013. Frediani e Tongiani non hanno chiesto riti alternativi, vogliono andare a dibattimento in corte d’assise e giocarsi tutte le possibilità che hanno per evitare l’ergastolo (con un abbreviato rischiavano di vedersi abbonare solo le pene accessorie come l’isolamento senza strappare alcuno sconto sulla detenzione).
Se la prova regina non venisse ripetuta, oppure se non rivelasse l’identica cosa, resta comunque l’impianto accusatorio solido nei confronti di Mazzi - con i video ripresi dalle telecamere disseminate nel centro storico - e una serie di rilievi inattaccabili compiuti dal nucleo investigativo dei carabinieri. Se ne riparla tra una decina di giorni, quando il giudice per l’udienza preliminare - salvo un rinvio per dare modo ai Ris di mettersi nuovamente al lavoro - dovrà stabilire qual è la condanna per Amroui. Con quel giubbotto poteva rischiare dai 20 ai 30 anni (l’aggravante sono i futili motivi), senza quel giubbotto Zunino potrebbe ottenere la derubricazione del reato e quindi una pena più morbida. Una bella differenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
