Il dolore
Boggi fuori dalla commissione d’inchiesta
Alluvione, lo ha sostituito il presidente della Provincia Buffoni. Il centrodestra massese attacca anche Yuri Gorlandi
CARRARA. Lucio Boggi non fa più parte della commissione d’inchiesta della Provincia. Al suo posto il presidente Buffoni.
Polemiche e cambiamenti immediati nella composizione della commissione d’inchiesta della Provincia di Massa Carrara, che dovrebbe accertare fatti e verità relative agli atti amministrativi che portarono alla conclusione dei lavori sull’argine destro del Carrione, con le conseguenze drammatiche che oggi tutti conoscono.
Si è riunita una sola volta, ma dopo le prime polemiche sui nomi entrati in commissione, già ci sono stati cambiamenti importanti: il presidente Narciso Buffoni ha partecipato alla prima riunione al posto del consigliere Lucio Boggi, che inizialmente era stato da lui delegato all’incarico. Lo ha fatto per fugare qualsiasi chiacchiericcio sulla posizione di Boggi, consigliere carrarese del Pd, citato a giudizio per appropriazione indebita, in una causa tra imprenditori: nulla a che vedere con i lavori sul Carrione, ma un caso che comunque porge il fianco a problemi di etica politica.
«Ci vado io in commissione- ha dichiarato Buffoni- ; ho già preso parte alla prima seduta al posto di Boggi e così farò in futuro. Spero che le polemiche finiscano». Invece siamo soltanto all’inizio, perché anche un secondo membro della commissione, il presidente per essere precisi, Yuri Gorlandi, pare abbia un ruolo scomodo e secondo alcuni in conflitto con il lavoro che la commissione d’inchiesta dovrebbe portare a termine.
Yuri Gorlandi, Forza Italia, ad Aulla è consigliere comunale e braccio destro del sindaco Silvia Magnani, figlia dell’ex assessore provinciale Fabrizio Magnani, che resse la difesa del suolo dal 2008 al 2013, anni in cui si stavano portando a compimento i lavori sul Carrione ( il collaudo è del 2010). A sollevare il problema è stato per primo il consigliere di FI Stefano Benedetti: «Gorlandi- ha spiegato- è politicamente troppo vicino alla figlia di Magnani, persona su cui non è escluso potrebbero concentrarsi alcune indagini della commissione che lui presiede, con il rischio che si possano ammorbidire giudizi e provvedimenti».
Su questo,però, il presidente della provincia Buffoni decide di non entrarci: «Il nome di Gorlandi l’ha fatto il centro destra- dichiara- che se la vedano loro; sul conflitto si può discutere, ma non amo le forzature». Gorlandi, insomma, per il momento rimane al suo posto, ma intanto si alza un altro vento di tempesta sulla provincia e sulla gestione delle gare d’appalto da parte dell’ente. La Procura di Massa Carrara ha messo le mani su documenti scottanti che riguardano ditte così dette di cartello, le “preferite”, le “privilegiate”, le uniche che per decenni hanno lavorato sul territorio provinciale, a scapito di altre, escluse dalla selezione.
Una prima testimonianza arriva da Giorgio Tognini, imprenditore di Aulla, intervistato qualche giorno fa davanti alla Procura di Massa anche da Sky: «Io nelle ditte di cartello non ci sono mai entrato- racconta anche a noi- ed è per questo che non lavoro più da anni; so tutto, ho fatto anche le mie denunce; noi piccoli imprenditori abbiamo sempre saputo la verità, abbiamo capito da subito come funzionava. Stiamo aspettando giustizia da tempo. Il perché non lavoro più lo dirò, se vorrà, al procuratore capo. Non sono un infame, né un pentito. Non voglio fare la vittima. La mia ditta ha quasi 37 anni e per molti di questi ho lavorato bene, con professionalità, senza mai un ricorso. Poi è nato il sistema delle imprese di cartello, volute dalla politica e si è inquinato tutto».
La Procura ha già in mano i nomi delle “ditte cartello” e adesso si tratta di scoprire se anche quella che ottenne in subappalto i lavori sull’argine destro del Carrione ne faccia parte. Qualche filo rosso unisce gli appalti alla politica, in che misura e con che conseguenze lo stabilirà la Procura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
