Il dolore
Ai carabinieri la ex villa della mafia
Confiscata al clan dei Di Donna nel 2007 la grande costruzione a Monti potrebbe ospitare la caserma di Licciana Nardi
LICCIANA NARDI. Ecco come una ex centrale operativa della malavita organizzata può diventare un centro direzionale della sicurezza.
Stiamo parlando della trasformazione che riguarderà la grande villa dei Di Donna, anni fa prima sequestrata e poi confiscata alla mafia.
Nel febbraio 2007, beni per oltre due milioni di euro venneroi sequestrati in Toscana e in Campania dalla magistratura, su richiesta della Direzione investigativa antimafia di Genova, al capo del clan malavitoso Di Donna, ossia Vincenzo Di Donna, e a un suo collaboratore, Michele Pirozzi.
I due vennero condannati rispettivamente a 20 e otto anni di reclusione per gravi reati associativi compiuti in Lunigiana e connessi alla detenzione di armi, traffico di stupefacenti, estorsione per la gestione di apparecchi da videopoker e sfruttamento della prostituzione.
Tornando al sequestro in questione, seguito nel 2011 dalla confisca come misura di prevenzione antimafia, esso riguardò in particolare la lussuosa villa a Monti di Licciana nella quale viveva Vincenzo Di Donna e la sua famiglia; oltre all’edificio, i sequestri riguardarono aziende di noleggio di videopoker, appartamenti, garage e negozi nella zona di Pompei, conti correnti bancari e quote di fondi comuni di investimento presso istituti di credito di Milano, nonchè automobili e moto.
Una sorta di tesoro riconquistato alla mafia, dato che furono ben 52 i beni confiscati alla malavita in Toscana. La lussuosa villa dove viveva fino al 2003 Vincenzo Di Donna venne appunto sequestrata nel febbraio 2007 assieme a altri beni dell’ex boss.
La costruzione si trova a Monti, sulla via Provinciale per il Passo del Lagastrello, poco prima della deviazione per Pontebosio. Un edificio ormai in preda al degrado, seminascosto da piante e rovi, ma che fino a pochi anni fa faceva parte del ristretto lotto di costosi villoni della zona residenziale edificata tra le colline di Monti e il corso del Taverone.
Pianterreno, primo piano e livello mansarda: la casa dove Vincenzo Di Donna (all’epoca 66enne) di Torre del Greco, aveva il suo quartier generale per la Lunigiana, malgrado l’attuale aspetto trasandato, lascia intravvedere fasti neppure troppo lontani nel tempo, vale a dire prima del blitz messo in atto dalla squadra mobile della Spezia nel marzo 2003 e che in totale portò a 36 arresti nella notte. Un anno di indagini precedette l’operazione della polizia, coordinata dalla Procura Distrettuale antimafia di Genova, sicura di aver individuato un gruppo malavitoso che, attraverso aggressioni, minacce e danneggiamenti, cercò di condizionare il mercato della distribuzione e del noleggio delle slot machine, nelle province di Spezia e Massa Carrara.
Beni per oltre due milioni di euro vennero sequestrati in Toscana e in Campania dalla magistratura, su richiesta della Dia genovese, appunto al capo del clan malavitoso Di Donna, Vincenzo, e a un suo collaboratore, Michele Pirozzi.
Tornando alla attuale destinazione d’uso, il sindaco Enzo Manenti si dichiara particolarmente soddisfatto di un progetto ancora in fase embrionale, le cui fondamenta sono state però gettate da tempo.
«Che la villa in questione venga adibita all’ospitalità delle forze dell’ordine, ormai è cosa certa - esordisce il sindaco Pd che, dopo due consecutivi mandati dal 1999 al 2009, è tornato alla guida del Comune nel 2012 a causa del decesso del primo cittadino in carica, Albino Fontana - dato che in un primo tempo pareva interessare la Guardia di Finanza, mentre adesso è nell’ottica di una trasformazione in caserma dei carabinieri. Si tratta, in ogni caso, di un cambiamento epocale dato che lo Stato si approprierebbe, a suo uso e consumo, di un bene confiscato alla mafia, dando così un segnale di forte presenza».
Un villone che, bisogna precisare, necessita comunque di una ristrutturazione, qualsiasi sarà il suo futuro.
Infatti si tratta di un edificio nuovo, ma da anni abbandonato.
Sulle cifre in ballo per il restyling, il sindaco Manenti non si sbilancia troppo: «Non è stata ancora affidata una perizia tecnica ma, a occhio e croce, saranno necessari oltre 100mila euro, somma ammortizzabile nel tempo, considerando l’affitto che attualmente paga l’Arma per la caserma di Licciana capoluogo».
Fabrizio Palagi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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