Finanza
Mirteto, duello sulle perizie
Battaglia a colpi di dati e rilievi nel processo a Massa per il crollo che costò la vita ad Aldo Manfredi. Le difese tentano di mettere in difficoltà i periti della Procura. E contestano l’esistenza di un secondo fronte di frana nel 2009
MASSA. Un botta e risposta senza sosta, un duello verbale combattuto in punta di fioretto: dati, quote, rilievi. E un sottofondo di termini tecnici e diciture da addetti ai lavori. È il controesame dell’ingegnere Paolo Rabitti e del geologo Gian Paolo Sommaruga. Sono loro che, per conto della Procura, salgono sulla collinetta sopra via Montalbano e tentano di capire cosa sia accaduto quella tragica notte del 31 ottobre 2010 quando il versante si sfa come un biscotto nel caffellatte. E travolge e uccide Aldo Manfredi, 45 anni.
Adesso è la loro perizia l’elemento clou del processo, quello intorno a cui è incardinata la tesi del pubblico ministero Rossella Soffio. Chiaro quindi - è l’altro lato della medaglia - che per le difese smantellare quella relazione - o comunque dimostrarne le criticità - sia il primo passo per far crollare il castello accusatorio. E ieri, in udienza, ci hanno davvero provato, hanno tentato in tutti modi di mettere al muro geologo e ingegnere, di mostrare quelli che, ai loro occhi, sono errori di valutazione e di calcolo.
“Spara a zero” Roberto Pagliuca, l’avvocato di Andrea Bontempi (responsabile del procedimento per la realizzazione dell’intervento di somma urgenza: domande a raffica e quesiti mirati). Contestazioni sui dati di riferimento, sulle misurazioni, sulla realizzazione dei lavori dopo il primo smottamento, sulle quote (altitudine). Al di là dei tecnicismi, l’obbiettivo è chiaro: mettere in dubbio l’esistenza, fin dal 2009, di un secondo fronte di frana.
Proprio nel 2009, infatti, - per ricostruire le tappe della vicenda - il versante su via Montalbano fa in conti con uno smottamento importante, così importante da indurre il Comune ad ordinare l’evacuazione di tre abitazioni (una è quella di Aldo Manfredi); partono i lavori, i residenti tornano nelle loro case e il 31 ottobre la tragedia. Bene, i periti - e intorno a questo ruotano le ultime udienze - sostengono che nel 2009 fossero evidenti ben due fronti di frana. Su uno sarebbero stati eseguiti - male, aggiunge la Procura - lavori di messa in sicurezza, l’altro, invece, sarebbe stato completamente sottovalutato. E proprio questo secondo fronte avrebbe causato il pesante distacco di materiale del 2010. Ecco, quindi, che “l’insistenza” di Pagliuca sulla quote acquista significato. Perché se l’altitudine della frana assassina è diversa da quella di un eventuale secondo fronte, già evidente nel 2009, beh allora quella notte del 31 ottobre - complici le piogge incessanti - ha fatto tutto la natura. O - per dirla in altri termini - l’evento non può essere ricollegato ai precedenti.
Tesi opposta - è il gioco delle parti - a quella sostenuta da Rabitti e Sommaruga che puntano il dito anche su errati lavori di ripristino lungo il versante con la realizzazione di un gradone che - sostengono - avrebbe gravato pesantemente sul secondo fronte, determinando il distacco. Per l’avvocato Pagliuca le quote - per sintetizzare - mancano di oggettività scientifica perché dedotte da precedenti rilievi fotografici. I periti invece in aula ribadiscono l’affidabilità del dato.
Quesiti tecnici anche quelli dell’avvocato Gian Marco Rava, difensore di Carlo Mariani, geometra del Comune e direttore dei lavori nel 2009: il legale focalizza l’attenzione sulla nota integrativa dei periti e sugli studi idraulici. In particolare insiste sulla portata di un tubo collocato lungo il versante, sulla sua capacità di “resistere” alla frana e su quella di “alleggerire” il pendio dal peso della pioggia. E proprio sulla straordinarietà delle precipitazioni cadute nell’ottobre del 2010 puntano l’accento tutti i difensori, a conferma che la natura ha fatto la sua - grande - parte.
Un’udienza tecnica, quindi, quella di mercoledì 3 dicembre di fronte al giudice Giovanni Sgambati (a latere Fabrizio Garofalo ed Elisabetta Congiusta). Udienza - dicevamo - combattuta a colpi di rilevazioni, numeri e fotografie per semplificare concetti. Con accusa e difesa su due fronti contrapposti. Una “partita” importantissima quella di ieri perchè - come dicevamo - la perizia è il cuore dell’impianto accusatorio. Anche se la strada è ancora lunga: con il controesame di Sommaruga e Rabitti si chiude una parte - seppur centrale - del processo, ma oltre 100 testimoni devono ancora sfilare in aula. E la prossima udienza è fissata per il 27 marzo. La parte civile (Andrea Lazzeri rappresenta la famiglia Manfredi) vede di fronte a sè una strada ancora in salita.
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