Il Tirreno

malasanità»l’errore in sala operatoria

di Alessandra Vivoli

CARRARA. In sala operatoria il protocollo è rigido. Gli strumenti, le garze e perfino i batuffoli di cotone si contano a voce alta. E lo fanno due operatori, insieme. Prima, durante e alla fine dell’i...

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CARRARA. In sala operatoria il protocollo è rigido. Gli strumenti, le garze e perfino i batuffoli di cotone si contano a voce alta. E lo fanno due operatori, insieme. Prima, durante e alla fine dell’intervento.

Il chirurgo deve poi verificare che il conteggio sia stato eseguito e che il totale degli strumenti utilizzati e rimanenti corrisponda a quello di prima e durante l’intervento.

Questo è quanto si legge nelle linee di indirizzo sulla prevenzione della ritenzione "di garze, strumento o altro materiale all'interno del sito chirurgico" dove quanto accaduto a Carrara viene stigmatizzato dai dati di letteratura specialistica, come un caso che si verifica con un rapporto "uno a tremila".

Uno a settemila secondo il Centro GRC (Gestione rischio clinico della Regione). Un caso, quello del paziente rioperato d'urgenza dopo che, nel corso del primo intervento chirurgico di quattro settimane fa, gli era stata lasciata una pinza nella pancia, su cui l'Asl adesso vuole fare chiarezza. L'inchiesta interna è partita poche ore dopo il secondo intervento. E già nelle scorse ore sono stati sentiti medici e infermieri, tutti gli operatori del reparto di Chirurgia e della Sala operatoria dove sono state eseguite entrambe le operazioni. Con particolare attenzione per la prima. Perché, in quel caso, il protocollo è stato violato. Qualcosa, nelle rigide procedure si è inceppato. E il conteggio dei ferri, alla fine, non è “tornato”. E a farne le spese è stato un paziente che ha dovuto sopportare per quattro settimane la pinza chirurgica nella pancia. Prima di essere rioperato.

Intanto emerge che nella sala operatoria dell’ospedale di Carrara è affissa, come da protocollo, la check list, quella in cui vanno segnati numeri di garza e bollini dei ferri utilizzati. Tutta documentazione che adesso sarà esaminata dalla commissione per la Gestione del rischio clinico che ha già inviato la prima scheda con la descrizione dell'evento alla Regione. Sarà la Regione poi a girarla al Ministero. Insomma si tratta di una procedura rigida che, nell'intervento di fine ottobre a Carrara, non ha funzionato. . Tutto è già finito all’attenzione della Gestione rischio clinico dell’Asl 1. «Lo scopo della nostra commissione - spiega il responsabile, dottor Mario D’Amico - è fare in modo che un evento del genere non si ripeta. Abbiamo inviato un primo report alla Regione che dovrà poi girarlo al Ministero della Salute. Questa è la scheda A. Poi dovranno riunirsi tutte le persone che sono intervenute nel percorso clinico del paziente per giungere all’individuazione delle cause dell’evento. Il percorso si conclude con un “audit” che indicherà le ipotesi di miglioramento». «Dopo sei mesi, un anno si farà un monitoraggio del reparto e dell’azienda per verificare se le ipotesi migliorative sono state messe in pratica».

«Sul caso di Carrara interviene anche il direttore scientifico del Centro GRC, dottor Riccardo Tartaglia.

«È un evento che purtroppo, e lo dimostra quanto avvenuto, continua ad accadere nei servizi sanitari - spiega - In genere l'errore è intercettato nella quasi totalità dei casi ma in 1 caso su 7000 interventi (dato di letteratura) può verificarsi, fortunatamente viene quasi sempre prevenuto l'evento avverso». «La conta delle garze/ferri alla fine dell'intervento deve coincidere con quella iniziale, a meno che non si sbagli il conto. Se non si conta con attenzione si può sbagliare e la disattenzione è favorita dallo stress o dal carico di lavoro». «Più facile la ritenzione di garze che di strumenti. Se si hanno dei dubbi si deve fare un radiografia (torace o addome) per individuare ferri o garze - continua il dottor Tartaglia - Alcune condizioni di rischio possono essere interventi in emergenza, non pianificati o interventi su persone con grande massa corporea». «In tutti gli ospedali - conclude - è stata introdotta la checklist di sala operatoria che prevede la conta e bisogna dichiarare di averla fatta». Insomma il protocollo c’è. Ed è rigido. Ma qualcosa a Carrara non ha funzionato lo stesso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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