Il Tirreno

Processo per il buco milionario al Cermec, ecco lo scandalo dei rifiuti

di Chiara Sillicani
L'impianto trattamento dei rifiuti di Cermec
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L'impianto trattamento dei rifiuti di Cermec

L’accusa all’attacco sul caso Erre Erre e mala gestione: verbali bianchi, contratti mai registrati e lavori assegnati senza una gara

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MASSA. Il contratto è chiavi in mano: tu - per spiegare - affidi la casa da rifare ad una ditta e quando ti viene riconsegnata è tutto perfetto. Dai pavimenti, al tetto, dalle porte al giardino.

Bene quella casa - per tradurre la metafora - è l’impianto di Erre Erre, quello con cui questa provincia avrebbe dovuto chiudere il ciclo dei rifiuti: entra il residuo solido, esce il combustibile sottoforma di brichette. L’impianto - e intorno a questo ruota la tesi accusatoria - deve realizzarlo Delca spa che è anche socia, con il Cermec, di Erre Erre. Si impegna a costruirlo - eccoci al nocciolo - con un contratto chiavi in mano. Ma - secondo la Procura - avrebbe fatto ben altro. Il contratto, stipulato nel gennaio 2008, senza che si sia svolta una gara pubblica, «non è mai stato registrato - spiega in aula il luogotenente che ha svolto le indagini - e non risulta firmato da Erre Erre nella parte riguardante penali e fatturazioni».

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Ma l’elemento determinante su cui insiste l’accusa è un altro, le chiavi in mano sono previste, ma Delca, in realtà, ha ben poco da fare: un allegato la dispensa dalla realizzazione di «opere murarie, impianto antincendio, fognature, cabina di trasformazione elettrica», nè è a suo carico - continua il luogotenente - la realizzazione del biofiltro per abbattere i fumi. Quelle opere non le realizza Delca, ma - sempre secondo l’ipotesi accusatoria - sarebbero affidate, ancora una volta senza gara d’appalto, a società amiche. Con tanto di pressioni.

In aula, infatti, il luogotenente, teste dell’accusa, ha ricordato anche un’intercettazione in cui Roberto Varia (presidente di Cermec ed Erre Erre) avrebbe proposto a Del Carlo (legale rappresentante di Delca) di scegliere una società con cui era già in rapporti Cermec in cambio di “una provvigione” da spartire. Provvigione su cui - c’è da scommetterci - la difesa darà filo da torcere perché dai conti correnti non risulta.

Dunque, un contratto sui generis - secondo la procura - a cui ne sarebbe seguito un altro con cui - spiega il luogotenente - «si incrementava il credito di Delca nei confronti di Erre Erre perché gli si affidava in via esclusiva e senza gara, lo smaltimento del rifiuto prodotto». Insomma, Delca deve fare l’impianto chiavi in mano - questa l’ipotesi accusatoria - ma è dispensata dal grosso delle opere, sceglie lei da chi farle fare, mettendo in secondo piano Erre Erre e si fa carico anche di gestire lo smaltimento. In un rapporto in cui il ruolo di socio e fornitore si sovrappongono.

Nel mirino quindi, ci sono i contratti ed è proprio cercando di ricostruire la genesi di quegli atti che gli inquirenti si sarebbero ritrovati tra le mani verbali di consigli di amministrazione Cermec completamente bianchi. E non verbali qualunque, ma quelli - sostiene il pm - che avrebbero dovuto riconoscere l’utilità di un contratto chiavi in mano per realizzare l’impianto di bricchettaggio. Impianto che non è mai stato operativo al 100% e che è andato a fuoco nel 2012.

complesso: l’accusa mette i suoi tasselli, le difese aggiungeranno i loro. Alla sbarra, per lo scandalo rifiuti ci sono 16 persone con accuse che vanno dalla truffa alla corruzione, dal falso all’abuso in atti di ufficio. Ecco chi sono: Domenico Del Carlo, legale rappresentante di Delca; Ezio Ronchieri, ex consigliere provinciale Pdl, Marco Andreani, già presidente del consiglio comunale di Massa; Fabbio Vernazza, l'imprenditore che ha costruito parte dell'impianto; Valter Picchi, ex assessore all'Ambiente alla Provincia di Pisa; Roberto Vaira, presidente e poi direttore del Cermec; Luciano Bertoneri, presidente di Cermec dal 2005 al 2010 e di ErreErre dal 2007 al 2010; Luciano Tassoni, ingegnere del Ministero dell'Ambiente; Giampiero Squaglia, ex direttore di ErreErre; Piero Pregliasco, ingegnere carrarese, direttore dei lavori nella costruzione di ErreErre. Angelo Zucca, funzionario Arpat; Carlo Righini, dirigente Arpat; Renato Biagioni, funzionario Arpat; Michele Del Freo, ex assessore a Carrara ed ex membro del Cda di Cermec; Augusto Cardinotti, ex componente del Cda di ErreErre; Giovanni Menna, ex dirigente della Provincia.

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