Il Tirreno

Lo choc durante l’esame: «Ma questo è uno scherzo»

Dopo la radiografia avrebbero detto all’uomo: si tolga almeno le chiavi di tasca In corsia gli ammalati stanno con i medici: qui c’è professionalità e serietà

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Quando è arrivato, in ospedale, con dolori fortissimi alla pancia, la prima cosa che hanno fatto- da prassi - è stato un esame ecografico dell’addome. Niente di più. Un esame semplice che viene eseguito anche a livello ambulatoriale.

E proprio mentre stavano spalmando il gel nella pancia, e passando sopra la cavità addominale il cursore, il radiografo avrebbe detto: «Mi scusi, si tolga le chiavi dalla tasca».

Ma non si trattava delle chiavi. Il 55enne vittima di un caso di malasanità che ha scosso dalle fondamenta l’ospedale di Carrara, aveva nella pancia, da quattro settimane un ferro chirurgico “residuo” di un precedente intervento.

Il giorno dopo la seconda operazione, in ospedale, non si parla d’altro. Anche se a livello ufficiale c’è solo la nota di sei righe dell’Asl. Quella in cui si denuncia l’accaduto.

Ma i particolari vanno cercati altrove. E anche le cose che non tornano. A cominciare dal protocollo, quello che secondo l’azienda sarebbe stato rispettato. Ma, proprio secondo le rigide regole che vigono in sala operatoria durante gli interventi chirurgici, i ferri e le garze vanno contati prima dell’operazione e alla fine, prima di procedere alla suturazione del paziente.

Com’è stato possibile non accorgersi che mancava all’appello una pinza? E, peraltro, da quanto è trapelato dopo l’intervento di asportazione del ferro chirurgico, uno strumento di dieci centimetri, di quelli che in genere vengono usati nelle operazioni all’addome.

L’altro aspetto che l’azienda sanitaria dovrebbe chiarire è come mai non è stato effettuato, prima dell’arrivo d’urgenza al Pronto Soccorso, alcun esame ecografico.

I precedenti. Purtroppo la casistica dei ferri chirurgici «dimenticati» (il termine è grottesco) negli addomi dei pazienti è folta. E non mancano episodi recenti. Maggio 2014: a Vercelli emerge la vicenda di una donna di 49 anni che per quindici mesi ha vissuto con un ferro e due garze nella pancia, «ricordo» di una laparotomia per la rimozione di un fibroma uterino, eseguita all'ospedale locale. Il caso risale in realtà al 2012. Dimessa cinque giorni dopo, i primi disturbi si manifestano quasi subito. La donna - spiegano all'Ansa i suoi legali - si presenta per ben sette volte al pronto soccorso, ma viene sempre dimessa senza che né lo strumento, un retrattore intestinale di trenta centimetri, né le garze, vengano notate. Solo all'ottava visita al pronto soccorso, viene prescritta una tac, che mostra finalmente la causa del malessere.

E per chi pensasse al classico malcostume italiano, vale la pena segnalare che esistono eventi simili anche all’estero. Come quello di un anno fa a Rouen, in Francia. Dopo aver subito un cesareo, una neo-mamma inizia a star male e ad avere forti dolori allo stomaco. Una radiografia svela la verità: nell’addome c’è una pinza chirurgica di 20 centimetri. Rioperata, la giovane ha fortunatamente recuperato la salute; almeno questo è un segnale incoraggiante per il caso di Carrara.

Le canzonette. Il ferro chirurgico lasciato nell’addome del paziente è anche un tormentone; l’hanno hanno cantato perfino Elio e le storie tese al Festival di Sanremo. È accadto nel 1996, quando il gruppo si classificò al secondo posto e vinse pure il premio della critica. Nella loro “Terra dei cachi” il ritornello recitava così: «Primario sì primario dai, primario fantasma, io fantasma non sarò e al tuo plasma dico no. Se dimentichi le pinze fischiettando ti dirò: ti devo una pinza, ce l ' ho nella panza». Ma stavolta non c’è niente da ridere. (a.viv.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa