Il dolore
La Curia, decine di tesori ritrovati
Documenti scomparsi per decenni e recuperati recentemente. Ma manca il più prezioso di tutti, datato 1822
MASSA. Boati in lontananza e una luce rossastra: tra le macerie, chino e spaventato, un uomo in abito talare. Ha lo sguardo fisso a terra, raccoglie decine di fogli, pergamene antiche come la storia. Le mette sotto braccio e fugge dalle bombe. Corre in canonica e porta tutto al sicuro.
È il 1944 e per 70 anni di quei documenti non se ne sa più nulla. Le tracce ci sono, nell'archivio capitolare, in alcune citazioni, ma in Curia nulla di nulla. Poi, a decenni di distanza dal tragico bombardamento, qualche vecchia pergamena ricompare. Negli appartamenti di collezionisti e amanti d'arte o nei cassetti di cittadini ignari di avere, tra le mille scartoffie, un bene prezioso. Tesori che tornano a casa, anche se ancora manca il più "splendente", la bolla "Singularis Romanorum Pontificum". Datata 1822, con tanto di sigillo papale, è l'atto con cui il Sommo Pontefice istituisce formalmente la Diocesi. Quella bolla, dieci anni fa, è sul banchetto di un antiquario, un uomo la fotografa e chiede cinque minuti per raggiungere casa, prendere i contanti, comprarla e restituirla all'archivio della Curia. Cinque minuti che gli sono fatali: quando raggiunge l'antiquario, la bolla non c'è più. Rimane la foto a dare conferma al suo racconto.
Tornano invece a Palazzo Vescovile molti documenti: durante la guerra la Curia teme che gli edifici del centro non siano sicuri, trasferisce l'archivio pubblico nella canonica di Montignoso, quello segreto a Canevara. Ma a Montignoso le bombe non risparmiano la chiesa, la casa del parroco è distrutta, parte degli atti smarriti. A raccontare è Don Luca Franceschini, responsabile diocesano dei beni culturali: "Probabilmente - e involontariamente ci suggerisce l'immagine del prete che salva l'archivio dalle bombe - qualche sacerdote ha fatto l'impossibile per mettere al sicuro i documenti, poi la guerra ha fatto il resto. I preti sono morti, gli atti passati di mano". E scomparsi per anni.
Recentemente, però, molti sono tornati alla Curia. È tornato il verbale "di presa di possesso del primo vescovo di Massa", datato 1823: è un concittadino a venderlo ad un appassionato d'arte che con onestà lo restituisce ai legittimi proprietari. Ricompare anche la bolla papale del 1629 per cui è in corso un processo per ricettazione. Con quell'atto, Urbano VIII decide la costruzione di un'abbazia in Piazza degli Aranci, demolita poi nell'800.
Oggi l'archivio conta anche di un altro "gioiello": il documento del capitolo di San Pietro e della Cattedrale. Anno 1628. Nei giorni scorsi - racconta Don Luca - è stato restistuito. È l'atto che registra, appunto, i lavori del capitolo, "l'istituzione" che riuniva i sacerdoti più importanti, con funzioni di "senato" del Vescovo e poteri di amministrazione dei beni.
I Cavalieri del Tau (associazione privata di fedeli) recupera tesori preziosi: sette brevi papali (comunicazioni del Pontefice) risalenti alla metà '800, 12 editti e - udite udite - due bolle papali in pergamena e con il sigillo papale. La prima, del 1832, è l'atto con cui viene nominato vescovo Francesco Strani, la seconda, di qualche decennio più vecchia, è invece la nomina ufficiale a vescovo di Giacomo Bernardi.
La Curia, qualche anno fa, riesce anche a rientrare in possesso di due quadri: durante un'indagine, i carabinieri "intercettano" le due opere d'arte e le restituiscono ai proprietari. I dipinti su tavola hanno a lungo abbellito il seminario vescovile, da lì, dopo un furto, sono rimasti lontani per anni. Poi il ritrovamento. Manca all'appello - dicevamo - la preziosa "Singularis Romanorum Pontificum", anche se - lascia intendere Don Luca Franceschini - un'idea di dove possa essere in Curia se la sono fatta.
Recuperarla significherebbe contribuire alla delicata e complessa opera di inventario e catalogazione che gli studiosi stanno realizzando all'archivio della Curia: "Stiamo investendo energie - spiega il sacerdote - per una corretta e completa archiviazione di tutto il materiale, dal 1822, data delle costituzione della Diocesi, ad oggi. Materiale ora raccolto a Palazzo Vescovile. Lo scopo - chiarisce il sacerdote - è quello di restituirlo agli studiosi e alla consultazione. Adesso abbiamo desiderio di trovare la bolla mancante".
Sarebbe un risultato importante, per la Diocesi, per la storia locale e per quel sacerdote che abbiamo immaginato chino tra le macerie e sotto le bombe per salvare un tesoro di conoscenza.
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