Il Tirreno

Baccigalupi ordinario alla Sissa

Baccigalupi ordinario alla Sissa

L’astrofisico di fama internazionale è tra i più giovani docenti italiani

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CARRARA. Carlo Baccigalupi, astrofisico di fama internazionale, è stato nominato professore ordinario alla Sissa di Trieste: con i suoi 46 anni è tra i più giovani docenti italiani a conquistarsi una cattedra di questo livello. Nato e cresciuto a Carrara, ha lavorato alla Nasa e con il premio Nobel George Smoot.

La Sissa di Trieste, la Scuola Internazionale superiore di studi avanzati, uno dei centri di eccellenza della ricerca scientifica italiana e non solo. Con questo incarico, il quarantaseienne, diventa uno dei professori ordinari più giovani d’Italia: in un mondo accademico dove l’età media dei docenti sfiora i 60 anni, il professor Baccigalupi è dunque una sorta di “enfant prodige”. «Serve motivazione, spirito di sacrificio e tanta gavetta» racconta, snocciolando la sua “ricetta” per far strada nel mondo della ricerca scientifica che, dice, «è decisamente difficile soprattutto in Italia.

«Il nostro paese sta facendo fatica nel settore della promozione delle scienze di base, che pure sono una delle risorse più grandi che abbiamo: la dimostrazione – spiega il professor Baccigalupi – è la fuga dei cervelli, che vengono presi all’estero perché appunto hanno un’ottima preparazione». Ma come è riuscito lui, invece, a resistere a questa fuga? «Il grosso della mia crescita professionale è avvenuto alla Sissa, è grazie a questa scuola che sono potuto rimanere in Italia» replica. Le occasioni per espatriare, certo, non gli sono mancate: tra il 2002 e il 2005 ha trascorso lunghi periodi a Berkley, in California, per lavorare su Planck, il progetto dell’Agenzia Spaziale Europea per lo studio dei primi istanti di vita dell’universo, di cui è oggi uno dei responsabili; ha frequentato assiduamente il centro della Nasa di Pasadina e ha collaborato con George Smoot, premio Nobel per la fisica; nel 2006 ha trascorso un anno all’Università di Hedielberg, in Germania, come “visiting professor”.

Nonostante questo girovagare, il legame con la Sissa non si è mai interrotto, tanto che proprio a Trieste il professore ha messo su famiglia: qui vivono e studiano i suoi due figli, Giorgio Peter di 12 anni e Marcello di 11 che hanno festeggiato con lui la nomina a professore ordinario. Un risultato davvero “straordinario”, arrivato anche grazie al carattere “internazionale” della Sissa e forse impossibile da conseguire in un altro ateneo italiano: «Le procedure attuate qui, pur essendo calate nel sistema accademico italiano, sono condotte internamente con standard internazionali» spiega, raccontando che gli avanzamenti di carriera avvengono solo se supportati da referenze internazionali. Anche per la sua nomina è andata così: tra le lettere arrivate per lui, anche quella del suo mentore, il Nobel Geroge Smoot. Una carriera sempre in ascesa che lo ha inevitabilmente allontanato dalla sua città, Carrara: «Torno ogni volta che posso, lì ci sono i miei affetti , soprattutto i miei nipotini, Emanuele e Alessandro».

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