Il Tirreno

Biduino, gli americani se la ridono

Biduino, gli americani se la ridono

Un giornale Usa in lingua italiana prende in giro la Provincia: «E il Vagabondo?»

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MASSA. La tirata di orecchie alla Provincia di Massa-Carrara arriva direttamente dagli Stati Uniti. E fa male. Perché il quotidiano America oggi, giornale a stelle e strisce scritto in italiano e quindi rivolto agli italoamericani, attraverso il suo magazine Oggi 7 si interroga sulla fine che farà il calco del portale del Biduino, realizzato dall’architetto Pier Luigi Zonder Mosti, ritornato in mano all’ente dopo una querelle durata decenni. «Sogghignano - scrive Oggi 7 - al Metropolitan museum». E hanno tutte le ragioni di farlo perché per loro la questione si era chiusa nel 1987, quando il presidente Philippe de Montebello diede l’autorizzazione a Zonder Mosti di realizzare la copia del portale di San Leonardo. Sono passati ventisette anni. Per gli americani quel calco era un modo per dire alla comunità massese che quell’opera collocata sulla via Francigena non era andata perduta. Un atto di stima che avrebbe lusingato chiunque, invece il calco ha iniziato a peregrinare in qua e in là fino a finire in casa dell’architetto (e meno male, altrimenti sarebbe andato perduto). Ma della copia del portale, che doveva essere realizzata in marmo, non si è vista neppure l’ombra. E così gli americani adesso se la sghignazzano e lo fanno su un giornale rivolto ai nostri emigranti e alle loro generazioni.

Oggi 7 ripercorre anche la vicenda giudiziaria di Zonder Mosti, denunciato dalla Provincia per appropriazione indebita di quel calco di cui l’ente si è sempre disinteressato. Il magazine mette nero su bianco come la pensano negli Usa di questa vicenda: «Quando tornerà il Vagabondo alla sua dimora?». La dimora è la chiesetta di San Leonardo, che aspetta da troppo tempo ormai di riappropriarsi di quell’opera che mastro Biduino aveva voluto regalare alle terre apuane. Ma anche qui sembra che nulla si stia muovendo, da quando - era inizio agosto - fu trovato l’accordo che metteva fine alla diatriba tra Zonder Mosti e l’ente provinciale. Da allora quel calco che l’architetto teneva come una reliquia chissà dove è finito.

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