Il dolore
Tasi, ecco quanto dovremo pagare
La scadenza è il 16 ottobre: definite aliquote e detrazioni. E in alcuni Comuni si mettono le mani in tasca anche gli inquilini
MASSA CARRARA. Siamo al conto alla rovescia: un paio di settimane e tocca rimettersi le mani in tasca per pagare la prima rata della Tasi. Una sorta di acconto, il saldo eroderà, infatti, un pezzetto della nostra tredicesima, il 16 dicembre.
La Tasi è un’ imposta nuova nuova che, insieme alla Tari (il tributo sui rifiuti) e alla già nota Imu (imposta sugli immobili), compone la Iuc, ossia l’imposta unica comunale. Acronimi vecchi o di recente creazione, il succo è sempre lo stesso: pagare. Con una constante: il riferimento per l’imposizione fiscale rimane la casa. Tanti ce l’hanno e tassarla è un gioco da ragazzi. Difficile infatti - e questo è il dato positivo - fare i furbetti ed evadere: la “tracciabilità” di un’abitazione è parecchio elevata.
Chi ha una casa sola, e magari acquistata facendo i salti mortali, nel 2013 ha tirato un bel sospiro di sollievo: non si è dovuto sfilare soldi dal portafoglio, l’ Imu non era dovuta. Ma la buona notizia è durata poco perché quest’anno i proprietari di prima casa tornano - è davvero il caso di dirlo - a fare i conti con il tributo sull’abitazione principale. Non pagano l’Imu, vero, ma - eccoci al cuore della questione - sono chiamati a versare la Tasi, una tassa - per spiegarne la ratio - sui servizi indivisibili, dall’illuminazione alla manutenzione del verde. Ad istituirla è la legge di stabilità 2014 e le due variabili su cui si calcola l’importo sono la rendita catastale (tutto - dicevamo - ruota intorno all’abitazione) e l’aliquota definita dai Comuni. Il legislatore, infatti, lascia agli enti locali un margine di azione, le aliquote - dice la norma - possono variare dall’1 per mille al 3,3 per mille: alle amministrazioni la scelta; in ogni caso, però, il denaro incassato con l’applicazione di aliquote superiori al 2,5 deve essere interamente destinato alla detrazioni. Vale a dire a politiche fiscali che impongano un criterio di progressività e “tutelino” i soggetti economicamente più deboli. Così - per esemplificare - quando Massa sceglie il 2,9 per mille sa che la cifra incassata con quell’ulteriore 0,4 (la differenza tra l’aliquota scelta e quella del 2,5) finirà in detrazioni. Ecco, quindi - e la tabella lo conferma - che le detrazioni sono sempre previste nei casi in cui l’aliquota superi il fatidico 2,5.
Pontremoli - per citare un caso diverso - prevede una detrazione fissa di 60 euro, nonostante l’aliquota bassa. Detrazione fissa anche a Licciana (50 euro) e a Carrara (140 euro). Alcuni Comuni, invece, diversificano la detrazione in base alla rendita catastaledell’abitazione. Il principio è semplice: più la casa vale, meno puoi detrarre. Massa e Fosdinovo (unici Comuni della provincia) scelgono di inserire un ulteriore criterio: il “peso” del nucleo familiare. E, per ciascun figlio a carico, al di sotto di un’età stabilita (26 a Massa, 18 a Fosdinovo ) è prevista una detrazione aggiuntiva.
Insomma, la Tasi reintroduce, seppur in forma nuova, la tassa sulla prima casa. Un capitolo a parte è quello che riguarda, invece, la seconda casa. Alcuni Comuni hanno deciso di non imporre Tasi su abitazioni diverse da quella principale, altri, invece, prevedono il tributo sui servizi indivisibili anche sulle seconde case ( che pagano già l’Imu). Con effetti immediati sugli inquilini che occupano l’immobile. Se l’affittuario non deve versare un centesimo è perché su quella casa (che appunto non è abitazione principale) l’amministrazione non ha imposto la Tasi. Se, invece la Tasi c’è eccome, beh allora, l’importo viene diviso tra proprietario e inquilino in percentuali che in provincia variano da Comune a Comune. Da un minimo del 10% (previsto dalla legge) ad un massimo del 30% (come a Mulazzo e Comano). Mettersi le mani in tasca, quindi, può toccare anche a chi un’abitazione tutta sua non ce l’ha.
Il versamento Tasi - per dare un’informazione tecnica - va effettuato con il modello F24. Pontremoli ha, però, scelto di inviare ai contribuenti il modello precompilato. La scadenza ultima, quella dopo la quale partono gli accertamenti, è il 16 dicembre.
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