Sicurezza
«E’ il marmo che mi dà l’idea vincente»
Il ricostruito museo all’aperto di Mario Del Sarto diventa il primo mattone del ponte dell’arte fra Carrara e Cascina
CARRARA. A 89 anni Mario Del Sarto, scultore autodidatta da quando ne aveva 47, guarda le persone del mondo della cultura che lo elogiano, ascolta tutte le loro frasi erudite che gli suscitano uno sguardo quasi divertito, come se pensasse (e gli occhi sinceri confessano che lo pensa davvero): “ma tutti questi paroloni sono per me?”. Sì, perché domenica prossima alle ore 16 a Mortarola verrà inaugurato il suo museo all’aperto “ricostruito” dopo l’alluvione del novembre 2012 che gli ha distrutto tante sculture da lui realizzate, tutte da solo, senza altre “mani”. «Più di 30 opere sono state rimesse a posto – racconta – grazie al laboratorio di Franco Pucci. Una parte del muro crollato è stata rifatta dal Comune e in parte da noi. Ma più di una trentina di mie opere sono ancora giù, nei canaloni». Travolte dall’acqua e dal fango. Ieri a Palazzo Binelli, per presentare l’iniziativa di domenica a Mortarola, con la mostra “Sculture primitive messaggere”, che parte dalla figura dell’artista carrarese, ed ha l’obiettivo di creare una rete fra Comuni per promuovere l’arte contemporanea, si sono incontrati l’assessore alla cultura Giovanna Bernardini, il professor Gianfranco Menconi primario di chirurgia toracica all’ospedale di Livorno, e presidente dell’associazione d’arte Rossograbau di Cascina (di cui Del Sarto è l’unico socio onorario) che ha contribuito all’operazione Mortarola, il prof. Gino Cappè ex dirigente scolastico, ex preside del liceo artistico. il sindaco di Cascina Alessio Antonelli, il collezionista Carlo Pepi.
Del sarto incarna un pezzo di storia di Carrara: era il macchinista della Marmifera. Quando c’era la ferrovia che dalle cave portava il marmo a valle, lui guidava la locomotiva, come quella pitturata sul muro a Mortarola. «Poi quando la Marmiferà fu smantellata, ho fatto vari lavori: – dice - il fuochino, il meccanico, il falegname. Ma il mio interesse era prendere un blocco di marmo e scolpirlo: io non sapevo di saper fare quello che faccio». Parole semplici. «Un giorno feci una scultura di legno, passò uno che lavorava agli studi Nicoli e gli piacque. Mi chiese; “Quante ne ha?”... Ma era la mia prima scultura! Ne feci altre: con rami di platano intrecciati, raffigurai l’unione nel mondo». Le sue sculture, allora come oggi, lanciano messaggi positivi, di pace, fratellanza, religiosità. «Mi fecero fare una mostra». E divenne scultore naif del marmo. «Parto da un’idea, poi a metà dell’opera il marmo me ne dice un’altra». “Legge” i messaggi del marmo, non gli importa se crea opere con un braccio più lungo e uno più corto: hanno un senso. «Le mie sculture vanno spiegate, non sono mica normali? Ho fatto Madre Teresa di Calcutta con delle manone. Per dire che la sua forza era nella vita, una vita che può sollevare il mondo. Quando termino un’opera so qual è il suo messaggio». Lo ascoltano, lo chiamano maestro, ma lui non vuole. «E a me non piacciono le “poltrone”».
Il prof. Menconi spiega l’idea del ponte dell’arte fra Cascina e Carrara, «per creare un sodalizio artistico. L’arte contemporanea in Toscana ha bisogno di essere promossa». Bernardini conferma l’impegno di Carrara sull’arte contemporanea: «E’ giusto creare circuiti virtuosi in Toscana, ma è molto difficile veicolare l’arte contemporanea in un Paese che è ricco della grande arte del passato. Ma come il Rinascimento ebbe allora geni incompresi, che furono compresi dopo, occorre aggiornarci su ciò che oggi è avanguardia». E si aggancia alla figura di Mario Del sarto, «che aveva bisogno di confrontarsi in modo artistico con questi monti talvolta vittima di escavazioni non proprio ortodosse, e a volte coccolati come fa Mario che li abbellisce con le sue sculture. Saluto un’alleanza che si è già configurata con Cascina per lo sviluppo dell’arte contemporanea».
Il sindaco Antonelli ha parlato dell’identità della sua città: prima famosa per il mobile, e oggi concentrata sull’arte, per iniziativa «di persone matte, nel senso positivo del termine, che vedono nel futuro. Pensiamo che le amministrazioni comunali debbano fare rete. Noi abbiamo iniziato un percorso con l’associazione Rossograbau, metteremo a disposizione palazzi di proprietà pubblica con contratti di valorizzazione (tramite bando), per attività culturali». Qualcosa del genere lo sta studiando anche il nostro Comune, ha detto la Bernardini: affinché un palazzo storico possa diventare la sede di associazioni. «Ci stiamo lavorando con 500 persone». Il prof. Cappè torna su Del Sarto: «Le sue opere spuntano dalla montagna e fissano i visitatori, parlano di libertà, religiosità, speranza, amicizia, solidarietà, pace. Abbiamo scelto Mortarola per questo. Un atelier all’aperto che può avere un valore socio educativo per le tutte scuole». Già molte scolaresche lo hanno visitato.
A Mortarola, hanno portato ieri anche Carlo Pepi, collezionista ed esperto d’arte di fama mondiale. Un cacciatore di artisti, 30mila opere nelle sue case-museo. Grandi artisti affiancati ad illustri sconosciuti. «La mia mania di collezionare non ha fine – dice.– Artisti come Del sarto mi attraggono. Sono laureato in economia ma non ho mai fatto investimenti economici nell’arte». Cerca cose nuove, «inimmaginabili». Come la via dell’arte, su, a Mortarola, nei pressi di Bedizzano. Dove Del Sarto continua a scolpire il marmo, reimpiantandolo poi nella montagna, per farlo vedere a tutti. A dispetto delle alluvioni, e con il cuore aperto. Due sue sculture le ha regalate per contribuire all’acquisto di un’apparecchiatura di radioterapia per il nostro ospedale.
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