Il Tirreno

Un agente su 3 incrocia le braccia «Soldi, divise e strumenti adeguati»

Un agente su 3 incrocia le braccia «Soldi, divise e strumenti adeguati»

Tre ore di sciopero: gli uomini in divisa sono rimasti negli uffici e hanno spiegato i motivi della protesta Le auto di servizio vengono riparate con forte ritardo. Il Sap: «Nuova questura nel palazzo di Bankitalia»

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MASSA CARRARA. Un terzo degli agenti della provincia apuana ieri mattina ha incrociato le braccia per tre ore. Dalle 11 alle 14 i poliziotti che si riconoscono nel Sindacato autonomo di polizia (Sap), i vigili del fuoco del Conapo, le guardie forestali del Sapaf e quelle penitenziarie iscritte al Sappe (in tutto trecento uomini circa) hanno protestato silenziosamente per chiedere lo sblocco dei salari, fermi al 2009, e l’adeguamento dei mezzi di trasporto e della strumentazione tecnologica. «Noi con quello che ci passano non riusciamo a garantire la sicurezza - ha spiegato il segretario provinciale del Sap, Fabio Marulli -. A questo si aggiunge il fatto che un agente guadagna 1.200 euro al mese, che con le indennità al massimo sfiora i 1.500. Non si può far ricadere la crisi sulle nostre spalle». «Non non stiamo chiedendo aumenti, noi vogliamo semplicemente che ci venga restituito quello che ci è stato tolto cinque anni fa», gli fa eco il consigliere provinciale del sindacato Paolo Musettini. Soldi, ma non solo soldi. Perché il malessere delle forze dell’ordine è forte soprattutto in piccoli centri come può essere il territorio apuano. Ed è anche per questo che la microcriminalità - furti e rapine - aumenta in maniera vistosa. Bastano pochi esempi per capire in che condizione sono (e quindi siamo) ridotti quelli che dovrebbero garantire la nostra incolumità. Per far riparare un’auto di servizio occorre aspettare almeno un mese: «Abbiamo dei contratti standard - precisa Marulli -, ma alle volte i lavori vengono pagati con ritardo e quindi i meccanici tirano alle lunghe, facendo passare prima i privati. Mancano auto e moto, tanto per essere chiari. Anche alla stradale». E del parco macchine circolante buona parte non è a norma perché ha gli pneumatici consumati e quindi di regola non potrebbe viaggiare: «Ma come si fa?», allarga le braccia Marulli. Anche per un cambio gomme, visti i costi, bisogna attendere almeno due settimane. E così i mezzi restano fermi. Un problema che riscontrano anche i carabinieri.

Non solo: tutta la strumentazione in dotazione - dai computer alle fotocopiatrici - è obsoleta, al punto che molti file che dovevano essere esaminati perché possibili prove di reato non sono stati neppure aperti. E ancora: le divise non corrispondono alle effettive taglie degli uomini, sia perché le misure sono state prese due anni fa e sia perché le persone che dovevano ricevere quell’uniforme nel frattempo sono state pensionate o trasferite. «Una volta ci davano perfino il borsello, adesso è già tanto se ci consegnano giacca e pantaloni», si lamentano quelli del Sap.

C’è poi un problema logistico, con i lavori di restyling della questura che non partono mai e soprattutto con le sedi distaccate: gli uffici della mobile, quelli della stradale e postale. «Abbiamo chiesto se era possibile andare nella vecchia sede di Bankitalia, dismessa da anni. Ma non c’è verso. Lì potremo starci tutti, razionalizzando i costi», conclude Marulli. Non prima di togliersi l’ultima spina, il rischio di smantellamento di polfer e postale. «Non lo permetteremo», è l’avvertimento del sindacato autonomo. Basterà?

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