Gioco
Ruba i soldi all’anziano cieco, condannata una badante
La donna ha scoperto il numero del pin del bancomat e ha effettuato 61 prelievi mentre l’uomo era in dialisi
AVENZA. Gli ha portato via dodicimila euro dal conto corrente prelevando i soldi col bancomat mentre lui era all’ospedale a fare la dialisi. Poi, imitando (male) la sua firma, aveva anche tentato di incassare quattro assegni, ma il suo trucchetto era stato scoperto dal cassiere della banca che conosceva bene quel facoltoso cliente per averlo servito svariate volte. Del resto l’uomo non passava inosservato quando entrava nella filiale di sua fiducia, dato che era non vedente e quindi aveva bisogno di attenzioni particolari. Lei era la badante di quel signore, una ragazza di Avenza che all’epoca dei fatti aveva meno di trent’anni. A scoprire gli ammanchi era stata la figlia dell’uomo, presentando per questo denuncia ai carabinieri. Ieri la vicenda ha avuto il suo epilogo, con la condanna - decisa dal giudice Fabrizio Garofalo, che si è preso anche novanta giorni per depositare la sentenza - di Elena Marchini a un anno e quattro mesi (la richiesta del pm onorario Marco Rapelli era stata di due anni e sei mesi) e il risarcimento di diecimila euro ai familiari (rappresentati dall’avvocato Fabio Andrei) dell’uomo, nel frattempo defunto, derubato. In più le spese processuali.
L’indagine è stata condotta dal sostituto procuratore Rossella Soffio e dai carabinieri. I militari hanno accertato che Marchini aveva effettuato sessantuno operazioni al bancomat, buona parte di queste senza l’autorizzazione del titolare del conto corrente. Per non farsi scoprire la donna approfittava delle volte che l’anziano si recava a Massa all’ospedale per la dialisi. Tre volte alla settimana. Lei si è difesa in aula spiegando che il rapporto tra loro due non era proprio di lavoro, era nata un’amicizia e lui le chiedeva di fare le cose che a causa delle sue condizioni di salute non poteva più sbrigare. Ma gli inquirenti hanno accertato che mai aveva chiesto un numero così alto di prelievi (e in un arco di tempo ristretto). La prova del raggiro poi consiste nel fatto che ha falsificato la firma del pensionato per incassare un’altra somma consistente. Giochetto che è stato raccontato in aula, in una passata udienza, dall’impiegato della banca che di fatto poi ha avvertito la famiglia di quello che secondo lui stava avvenendo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
