Il Tirreno

Assegni “da fame” per un apuano su due

Un terzo dei trattamenti non supera i 750 euro, ma ci sono anche 1.860 pensionati “d’oro”

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MASSA CARRARA. La pensione di un terzo degli apuani non supera i 750 euro al mese. Addirittura il 15% recepisce meno di 500 euro. Il 50% meno di 1250 euro mensili, l'equivalente di uno stipendio minimo. È la sconsolante fotografia scattata dall'Istat, l'Istituto di statistica nazionale, che ha realizzato uno studio sui pensionati italiani elaborando dati del 2012.

Uno studio da cui emergono due aspetti: da una parte si legge il radicato divario fra ricchi e poveri (anche tra pensionati), dall'altra una vera e propria crisi sociale, in cui uomini e donne che hanno lavorato una vita intera si ritrovano ad arrangiarsi con poche centinaia di euro al mese. Magari anche con figli e nipoti a carico, dal momento che il lavoro adesso non c'è e le pensioni diventano l'unica entrata sicura in famiglia. Sono ben 13.524 i pensionati della provincia di Massa-Carrara che ricevono meno di 750 euro al mese. Nel dettaglio: 8.832 prendono dai 500 ai 750 euro, 2.373 dai 250 ai 499,99 euro e altrettanti sotto i 250 euro mensili. Altri otto mila, praticamente un quinto dei pensionati apuani, vive con un reddito netto inferiore ai 1.250 euro mensili, praticamente alle soglie di un salario minimo. Anche qui ci sono gli scalini: ben 3.632 persone ricevono dall'Inps dai 750 ai 999,99 euro al mese, i restanti (4.043) dai 1.000 ai 1.249,99 euro mensili. Mettendo insieme tutti questi dati si nota che ben 21.140 pensionati apuani (su 42.772) prendono meno di 1.250 euro al mese. Precisamente la metà. Un esercito di “vecchia manodopera” abbandonata da un inesistente welfare state. Altri circa 16 mila apuani se la cavano meglio, con pensioni che vanno dai 1.250 ai 2.249,99 mensili, e corrispondono più o meno esattamente alle categorie che hanno versato notevoli oneri contributivi per via dei lavori e delle professioni svolte di livello medio-alto – la maggior parte è concentrata nella fascia dai 1.500 ai 1.750 euro al mese. Ma continuando a leggere i dati si scopre anche che molti pensionati della provincia, nonostante la crisi e nonostante le pensioni minime “degli altri”, vivono nel lusso, o quasi. Sono infatti 1.944 i pensionati che percepiscono dai 2.500 ai 2.999,99 euro al mese, 1.975 fino a 3.000 e 1.861 oltre i 3.000 (quindi cifra non specificata). Il problema principale del sistema pensionistico, tuttavia, rimane il congelamento delle indennità a livelli minimi nonostante il costo della vita aumenti. «Le pensioni sono bloccate dal 1992, alla cosiddetta riforma Amato e da allora sono passati ben 22 anni – commenta Guerrino Baldi, segretario provinciale della Cisl Fnp – Non sono state rivalutate né in base alla categoria, né con il recupero automatico dell'inflazione. Si parla di un pensionato su due che ha lavorato tutta una vita e non riesce a campare, per non parlare delle misere pensioni sociali. Noi – continua – stiamo adesso facendo una lotta per far sì che il governo Renzi ripristini almeno il dato delle inflazioni». (m.c.)

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di Redazione web