Il Tirreno

Quando vidi il parco Padula dissi: «Resto qui»

di Giovanna Mezzana
Quando vidi il parco Padula dissi: «Resto qui»

Per la scultrice colombiana le opere di Morris Sol Lewitt e Parmeggiani furono una calamita

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È nata a Bogotà Lorena Huertas e ha studiato arte a Parigi. Se fosse una pianta, non ce ne voglia, sarebbe un albero sempreverde, con le radici ben lunghe, che puoi tirar via dalla terra e ripiantare ovunque, certo che attecchirà. La incontriamo al laboratorio Telara Studio d'Arte, dove ha ricavato un suo spazio per lavorare: un mix tra Colombia, Francia parigina e... Apuane. Chi meglio di un'artista che scolpisce "La città e le sue storie" può parlarci di Carrara?

Come sei arrivata qui?

«Dopo anni a Parigi, volevo lavorare il marmo: avevo questa curiosità. Tramite un amico scultore, ho trovato una "connessione" con Carrara. Sono venuta all'avventura: non parlavo italiano, non conoscevo nessuno, avevo pochissimi soldi. Era l'estate del 2007. Dovevo rimanere due mesi: il primo mese per uno stage di scultura allo studio di Andretta Gemignani – l'insegnante era Zoran Grinberg – e poi sono rimasta un altro mese e ho scoperto Carrara. Non sapevo neppure che c'era l'Accademia. Poi ho conosciuto persone che sarebbero diventate amici, e che mi hanno introdotto in questo mondo. Feci i documenti tra agosto e settembre e poi a ottobre mi iscrissi all'Accademia, dove ho fatto due anni di Specialistica di Scultura».

E dopo questi due anni?

«Sono andata via parecchie volte da Carrara».

Perché?

«Perché vivere a Carrara non è facile! Vero, per uno scultore ci sono spazi, materiali, strumentazione, rispetto a Parigi – dove il marmo, il gesso, la creta, la strumentazione costa tutto tre volte tanto – è economicamente meno impegnativa. Ma qua il lavoro non si trovava. Dovevo sempre tornare a Parigi per farmi qualche soldo per tornare qua. Carrara ha il pro e il contro; mancano la vita culturale, la vita notturna, gli scambi... Anche per questo andavo e tornavo: dopo un po' o non ce la facevo più o mi stufavo... Poi non avevo l’auto e per me, abituata a essere indipendente, – Bogotà ha 8 milioni di abitanti, a Parigi il trasporto pubblico è ovunque – questo è stato molto duro».

E con la gente di qui come ti sei trovata?

«Bene. Dai professori, dai compagni dell'Accademia, dagli scultori agli imprenditori del marmo sono sempre stata accolta bene. Il professor Balocchi che ha il cuore aperto e aiuta tutti, gli artisti del Ponte di Ferro, Andretta Gemignani, Barattini, Telara... È ciò che ha fatto sì che io volessi sempre tornare: senza di loro non sarei tornata così tante volte».

Ma allora non è vero che ogni scultore sta per conto proprio ?

«Nel mondo degli artisti plastici c'è un po' di ingratitudine e c'è molta indipendenza.. Ecco perché iniziative come "Studi aperti" e i simposi servono. Ognuno cerca di lavorare per conto suo. A volte hai bisogno di lavorare da solo».

Carrara è una città che aiuta un artista a vivere della propria arte?

«A me ha aiutato il fatto di venire da Parigi e da Bogotà, ma per uno studente che esce dall'Accademia e inizia è dura. Non è detto che a Parigi esci e trovi lavoro .. ma essere artista significa che sei condannato a cercare le opportunità e sotto questo profilo Parigi offre molto; quello dello scultore è un "mondo di incontri": devi andare a conoscere questo e quello, non sai a chi domani potresti vendere la tua opera.. A Carrara manca una connessione con l'estero, mancano stimoli, scambi.. Gli artisti sono costretti a cercarli fuori, a viaggiare, perché solo così puoi arricchire la tua esperienza, la tua arte, aprirti la mente..Per me è semplice, non ho problemi a spostarmi, l'ho sempre fatto, ma per chi non può viaggiare, la città dovrebbe offrire questi contatti. Quello che c'è non è abbastanza: manca un aiuto culturale.. C'è il Museo del Marmo, il Centro di Arte Contemporanea e poi c'erano le Biennali, ma Carrara non dovrebbe limitarsi a questi eventi, sempre più sporadici. Ecco perché gli artisti stanno cercando da soli di crearsi degli spazi, di aprire i laboratori: è un meccanismo che di solito scatta, anche altrove, per necessità, quando c'è una mancanza da parte delle istituzioni».

C'è un luogo di Carrara che ti piace particolarmente?

«Le cave! Ogni volta che posso, ci vado! Quando qualcuno va, io mi infilo in macchina. Due volte sono andata con la mia auto. È un posto che mi affascina, mi rilassa. Mi piace persino vedere la tecnologia che lavora la montagna… Però non c'è più un legame stretto di Carrara con le sue cave. È un po' che non si organizzano simposi, concerti in cava, eppure sono un luogo così suggestivo.. Lo sono anche le cave abbandonate! Morlungo, Campocecina, in Garfagnana la cava abbandonata di Henraux: sembrano sceneggiature di Tarkovskij!».

Hai sentito del parco Padula? La Civetta di Morris rubata, il degrado …

«Sì. È terribile. Pensa che quando arrivai a Carrara, mi portarono alla Padula. Vidi le statue di Parmeggiani, Sol Lewitt, di Morris. Ero affascinata. Non ci credevo. E mi chiedevo: sono qua? Come mai? È lì che mi son detta: "Ma allora Carrara è una città importante!". La Padula, i vecchi cataloghi delle Biennali … e poi vederla ridotta così.. non capisci come abbiano potuto permettere che si arrivasse a un tale degrado. Gli scultori della Padula sono artisti importanti! Non capisci questo abbandono, questa poca importanza data all'arte, questa mancanza di valorizzazione».

E secondo te da dove viene questa noncuranza?

«Non lo so da chi viene e da dove viene. Sicuramente è l'Amministrazione che deve occuparsi del polo culturale. Ma vedendo il livello di degrado, non so dove voglia arrivare il polo artistico di Carrara, quale sia l'obiettivo. L'unica cosa che viene da pensare è che non importi nulla a nessuno, se opere di artisti così importanti vengono lasciate lì come sassi, e neppure sorvegliate. . Eppure la Padula è vicina al centro, potrebbero organizzare un percorso turistico-artistico. Anziché curare quello che già c'è.. Un po' se ne fregano. No, guarda, più ci penso.. è tremendo. È da non credere. E la villa del Parco? Dicono che hanno i soldi per continuare la ristrutturazione. Dove li hanno trovati? Spero ne lascino un po' per mettere a posto il parco. Mi chiedo se gli scultori sono a conoscenza del degrado della loro opera. E poi tanta gente si lamenta, ma non sento nessuna risposta, o vedo risposte inadeguate».

Ad esempio?

«Sono un po' critica sulla Marble Weeks. Il livello artistico di questi eventi è abbastanza basso. Dicono che ha portato gente, ma chi ha portato? La gente di Carrara, di Marina. Bisogna portare gente che ha l'occhio sensibile all'arte e offrire cose di qualità. Si poteva coinvolgere il parco Padula, e invece? Due anni fa hanno messo il tappeto verde per far finta che fosse erba, quest'anno il pavimento che si allaga con un po’ di pioggia.. Non so come descrivere questa incapacità.. È come se fossero incapaci di organizzare qualcosa di qualità. Capisco che bisogna anche intendersene un po' d'arte, ma di gente in gamba ce n'è! Di artisti bravi a Carrara ce ne sono, non noti, e invece si valorizzano sempre uno-due scultori (leggi alcune Personali a Palazzo Binelli, ndr) cioè si valorizzano loro stessi».

E per dare una sterzata, da dove si può iniziare?

«Bisogna cambiare modo di pensare. Ora la sensazione è: "Facciamo qualcosa di artistico, mettiamo questo e l'altro, tanto la gente che viene non capisce". È sbagliato. L'Amministrazione ha tante colpe, non tutte, ma tante … magari il carrarino è anche "duro", quindi è difficile trovare un punto di incontro. Con il fatto che c’è la crisi, si accontentano di eventi che portano gente. La città "piena": il bimbo mangia il gelato, il commerciante vende, così accontentiamo tutti. E invece bisogna riflettere su cosa si vuole portare a Carrara. L'ultima Biennale, ad esempio, è stata molto interessante a livello artistico».

Tra una quindicina d'anni dove ti vedi?

«Non lo so! A Parigi tornerò sempre, a viverci non credo, ma non si sa mai. Mi vedo tra Bogotà, Parigi e Carrara. Forse come adesso … chissà!».

18 - CONTINUA .. -

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