Il dolore
Puntoni, la dinastia dei ferramenta che dura da un secolo
Alla scoperta di una delle attività più antiche della città dove “trovi tutto” fra tracce di storia e strani marchingegni
MASSA. Antica Ferramenta Puntoni, Via Beatrice: sulla strada nel centro storico, un portoncino anonimo che passando distratti neanche si nota. Dentro, una autentica rivelazione. IL negozio è un vero bazar, dove si trova di tutto e dove il tempo sembra essersi fermato. Bascule e “stadere” pesatrici giochi per buoi, bidoni per la raccolta del latte, decine di oggetti che non s usano più: reperti di storia. cultura. Un posto da farci venire le scolaresche. A gestire questa attività è Paolo Maria Puntoni, che naturalmente ha ereditato dal babbo, che lo aveva ereditato dal nonno e poi da uno zio, e che volentieri ci ha raccontato tante cose.
«Io sono qui dal 1989 – inizia il signor Puntoni – ma fin da piccolo sono stato nel negozio col nonno, zio e poi col babbo. Tutti legatissimi all'attività, tanto che mio padre Ubaldo, conosciutissimo, qui è morto per un infarto. La prima licenza avuta, dopo la guerra, venne registrata dallo zio Augusto, “Gustin” ed è questa ( ce la mostra, numero 46). Di fianco c'è ancora la stessa falegnameria con i soliti attrezzi dove io lavoro ancora ( fa bellissime cornici per quadri oltre ai normali lavori del falegname) che era di proprietà del noto Ottavio Ceccopieri, nome noto in città che insieme al fratello Italo Ceccopieri è quello che ha fatto i portoni del Duomo».
Via Alberica e via Beatrice, siega Puntoni erano il centro del commercio e dell’artigianato cittadini, «era una minicittà unitissima». Si appassiona ai ricodi, il signor Paolo Maria. «C’era l’elettricista Rondanino, una vera eccellenza, un mago nel ramo tanto che i ragazzi che istruiva lui se li contendevano le industrie nascenti più famose, dalla Dalmine all'Enel ( o come si chiamava in questi tempi)».
Nel negozio notiamo oggetti strani, come una specie di disco volante di legno appoggiato sul banco. «Si tratta di un ingegnoso strumento per diversi usi, come il misurare la famosa piattina elettrica, oppure fare gomitoli e altro”. Alziamo gli occhi al soffitto e notiasmo che ci sonoaffreschi. «È un soffitto cinquecentesco, coem si evince da alcune scritte ma la sua struttura è robustissima, non ha mai dato problemi». Dice ancora Puntoni: «Avevamo, ed abbiamo ancora, oltre 6-7000 referenze tanto che c'era un detto: se vai dal Puntoni ci trovi anche le caramelle. Prima di questa ferramenta, nell’800 qui c'era un ristorante, “ Da Rosina” con vendite anche di vini e olii».
Tutta la zona, come detto, era una comunità autosufficiente. «Nella strada dietro ad esempio, via Alberica – termina Puntoni ma di cose da dirne ne avrebbe per far molti trattati – c'era il ghetto degli ebrei che forse persone più anziane di me ricordano meglio, oppure qui davanti c'era l'attività, tolta nel dopoguerra dalla Legge Merlin..,» .
Aldo Antola
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