Finanza
Doria, il Comune si prende tutto e il Consiglio di Stato “approva”
Respinto il ricorso degli ex proprietari: avevano chiesto di sospendere il procedimento di acquisizione Da agosto i 33 appartamenti vista mare sono entrati a far parte del patrimonio di Palazzo civico
MASSA. Il Comune - e questa è cosa nota - non nuota nell’oro, da agosto, però, si ritrova tra le mani un forziere d’oro. Il mese scorso - alla fine di un complesso iter burocratico - ha, infatti, acquisito il Doria, l’ex residenza turistico alberghiera sul Lungomare. Un complesso da capogiro, con tanto di attici e una trentina di appartamenti vista mare. Chi su quei gioiellini ha perso ogni diritto di proprietà e di fruizione ha tentato il tutto per tutto, a suon di ricorsi e carte bollate. Ma il giudice amministrativo, fino ad oggi, ha riconosciuto piena legittimità all’acquisizione da parte del Comune.
L’ultimo passaggio nei giorni scorsi: uno degli ex proprietari chiede al Consiglio di Stato di sospendere gli effetti della determinazione dirigenziale 232. Con quell’atto, infatti, via Porta Fabbrica inaugura la procedura per l’incameramento dell’intero complesso. Ma il Consiglio di Stato dice no alla sospensiva, confermando il diniego del Tar. In attesa di una pronuncia sul merito della questione, la determinazione ha quindi piena efficacia, i tempi sono decorsi (90 giorni) e adesso il proprietario del Doria è uno solo: il Comune. Ma - e qui sta il dato rilevante - il Consiglio di Stato va oltre e spiega di aver respinto la richiesta perché «il ricorso non appare assistito da adeguato fumus boni iuris». Insomma - per tradurre - mancherebbe proprio la fondatezza giuridica della richiesta. Non un giudizio di merito, ma indubbiamente una pronuncia importante. L’ex rta è ora nelle mani di Palazzo civico. Un primo step in una vicenda complessa. Il Doria - tentiamo di ripercorrerla - è una residenza turistica trasformata in mini appartamenti. Sul caso la Procura apre un’indagine e si arriva a processo. Ma - la sentenza è del giugno 2011 - non scattano le condanne. Il giudice ritiene che non ci sia lottizzazione. Il Comune, però, gioca la sua partita sul piano amministrativo, revoca l’abitabilità e ordina (nel 2008) lo sgombero. Chi ha comprato deve lasciare l’appartamento. Scattano i ricorsi al Tar che, con una serie di sentenze del 2009, accoglie le ragioni di Palazzo civico. I proprietari quindi chiedono una sanatoria per riattivare l’rta. Il Comune accetta, ma fissa una condizione: è necessario che tutti siano d’accordo. E l’accordo non arriva, sono tre i proprietari contrari. L’amministrazione, contro di loro, va avanti: con la determinazione 860 archivia il procedimento per tutti quelli che hanno detto sì alla sanatoria, ma accerta «l’avvenuta lottizzazione abusiva» per gli altri tre. Scatta, dunque, il loro ricorso al Tar e la richiesta di sospensiva delle determinazione 860. La sospensiva non arriva, parte l’acquisizione. Ma quando il Tribunale entra nel merito - eccoci alla sentenza clou - quella determinazione la annulla, almeno nella parte in cui prevede l’archiviazione della lottizzazione abusiva per 30 proprietari. La logica è: se la lottizzazione c’è, c’è per tutti. Palazzo civico fa il punto, poi decide: partono i 33 procedimenti per l’acquisizione. Il resto è attualità.
Chiara Sillicani
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