Sicurezza
Maltempo, i fossi tornano a far paura
Gli argini del Magliano e del Lavello coperti da canne e sterpaglie, i letti pieni di rifiuti. E il rischio alluvione aumenta
MASSA. Torna il maltempo e tornano le paure degli abitanti che vivono nelle zone a rischio. Gli acquazzoni di ieri non hanno provocato danni (la giornata è andata in archivio con i soliti allagamenti delle strade e nulla più) ma hanno riacceso i timori di molti. Degli abitanti della palazzina di viale della Repubblica (zona “Il pioppo”) che si affaccia sul Magliano. «Venite a vedere: il fosso è completamente nascosto dalla vegetazione ed è pieno di “roba”; non hanno fatto manutenzione. Se continua a piovere qui c’è da scappare tutti», segnala la signora Liana Vita, una delle abitanti della zona. In effetti sulle sponde e nelle acque del Magliano in quel tratto c’è di tutto: rifiuti, materiali di scarto, tronchi, arbusti. E tutt’attorno la crescita di canneti e cespugli è più che rigogliosa. I cittadini chiedono un rapido intervento del Comune o di chi comunque dovrebbe tenere puliti gli argini (Il Consorzio di bonifica a cui ogni anno si paga un tributo?) per evotare, come dice la signora Liana «di finire tutti alluvionati».
Dall’altra parte del territorio massese, al Lavello, una situazione analoga. Canne e le sterpaglie hanno completamente invaso gli argini che sono ricoperti anche di rifiuti ingombranti abbandonati. Con la stagione invernale alle porte, il rischio che il canale possa straripare è reale.
Del problema si è occupato il consigliere comunale Stefano Benedetti, accompagnato da alcuni dei residenti in un tour nella zona. Dal sopralluogo, Benedettii è tornato con altre due segnalazioni: «Abbiamo constatato la presenza di forti miasmi provenienti da due grossi tubi che scaricano nel fosso liquami di color nero provenienti dal vicino depuratore e ci troviamo all'incirca a 200-300 metri dal mare. Si vede molto bene il colore marrone scuro dell' acqua con la presenza di bollicine, poichè in quel punto in prossimità dell'ingresso del fosso Bozzone, diventato ormai uno stagno verde insistono i tubi che sversano i liquami».
Altro problema: il ponticello di ingresso al depuratore, «che è molto pericoloso – sostiene Benedetti – poichè rappresenta una vera e propria strozzatura sul canale e nel merito, sarebbe doveroso intercettare e mettere a disposizione immediatamente dei fondi per poterlo ricostruire a norma di sicurezza. Per questo chiedo all' Arpat di accertare il livello di inquinamento prodotto nel canale dagli scarichi del depuratore, provvedendo in caso di accertate trasgressioni delle leggi ambientali a sanzionare il gestore Gaia e al dirigente della Protezione Civile del Comune di assumere tutti i provvedimenti necessari».
In questo caso, l’amministrazione si è subito attivata: il dirigente Fabio Mercadante dopo la richiesta di Benedetti ha inviato i tecnici comunali a effettuare un sopralluogo “finalizzato a verificare l'eventuale pericolo esondazione dovuto all'intralcio di canne, vegetazioni e rifiuti degli zingari, come segnalato dal consigliere”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
