Finanza
«Adesso giustizia per nostro padre»
Inchiesta sulla morte del 66enne Corrado Lorenzini, gli era stata impiantata una protesi all’anca difettata della De Puy
CARRARA. Corrado Lorenzini è morto aspettando giustizia. Per quella protesi all’anca difettata, che gli avevano impiantato (e poi sostituito) nelal gamba sette anni fa. E per la morte del fratello, Silvio Lorenzini, precipitato a bordo del Piper a Campocecina nel febbraio del 1992. Una tragedia sulla quale da marzo del 2013 la procura di Massa ha riaperto il caso con l’ipotesi di reato di omicidio contro ignoti, grazie alle pressioni di associazioni antimafia.
Adesso a combattere la sua battaglia saranno i figli. «Vogliamo giustizia per nostro padre. Dopo quell’operazione non era più lui. Ha perso il lavoro, ha perso la libertà di camminare, lui che andava a piedi dappertutto. E ha vissuto male in tutti questi anni, con un dolore che non lo abbandonava mai, che lo faceva piangere, lui che era un gigante, come un ragazzino». Lo dice con voce ferma Simone Lorenzini, 38 anni. Dal padre Corrado ha ereditato il mestiere di camionista, sù e giù per l’Italia, lui che da anni si è trasferito a Ravenna. E la ferma volontà di giustizia. «L’ultima volta mio padre l’ho visto vivo, lunedì scorso - racconta Simone - Sono venuto a trovarlo. Aveva i dolori, come sempre. Venerdì mi ha chiamato mio cognato, non rispondeva al telefono e alla porta e mia madre era fuori per lavoro. Sono entrati i vicini, era a letto e sembrava che dormisse. Ma era già morto».
I familiari di Corrado Lorenzini (oltre al figlio Simone ci sono la sorella Sara, di 33 anni e la madre Maria Petrocchi) hanno voluto vederci chiaro e hanno subito chiesto l’autopsia. «Ci siamo rivolti all’avvocato Nicoletta Cervia, che già stava seguendo la vicenda di mio padre. È stato un passo difficile, ma abbiamo sentito il dovere di falro proprio per rendere onore alla sua memoria e alla sua sete di giustizia». L’autopsia è stata eseguita all’ospedale Versilia dalla dottoressa Marradi, su disposizione del pm Alberto Dello Iacono. Oggi intanto si terranno i funerali di Corrado Lorenzini: il feretro partirà dall’obitorio di Carrara per Castelpoggio alle ore 15.
È una storia difficile e che parte da lontano quella di Corrado Lorenzini. Nel 2007 gli avevano impiantato una protesi all’anca. Una protesi della De Puy, di quelle difettate che molti pazienti, come Corrado Lorenzini, camionista 66enne di Carrara. Ma erano dovuti passare cinque anni prima che l’Asl gliela sostituisse. Anni passati fra atroci sofferenze che sono andate avanti anche dopo la seconda operazione. Corrado non è più stato bene, ha lottato fino allo scorso venerdì quando Corrado è stato trovato morto, nel letto di casa. Con la prima operazione, per lui era cominciata un’odissea. Nel 2007 aveva cominciato a soffrire di atroci dolori alla gamba: per poter stare in piedi dovevo prendere quattro o cinque bustine di antidolorifico alla volta. E aveva perso il lavoro sul camion. Il 17 ottobre dello stesso anno venne operato e gli venne inserita una protesi. I problemi per alcuni mesi sembravano risolti. Ma nella primavera dello stesso anno per lui ricominciò il calvario. La gamba operata si bloccava, il dolore era ancora più insopportabile di prima. Nell'ottobre del 2011 la moglie e la figlia di Corrado scoprirono, dalla televisione, che c'era un allarme per le protesi d'anca difettate. Al signor Corrado però assicurarono che la sua non era di quella partita. Ma nell'aprile dell'anno successivo arrivò la lettera della Depuy, in cui si invita Lorenzini a mettersi in contatto con l'ospedale per la sua protesi. Dalle analisi del sangue vennero rilevate tracce di cromo e cobalto. Dalla scintigrafia emerse che quella protesi gli stava rovinando la gamba. Il 28 gennaio del 2012 la protesi difettata venne rimossa. Lorenzini si rivolse a un legale, l’avvocato Nicoletta Cervia e avviò la causa civile di risarcimento. Causa che non è riuscito a vedere terminare.
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