Sicurezza
«Meglio gli arabi dei padroni delle ferriere»
La Cgil apre ai Bin Laden: se gli imprenditori vengono qui per creare posti di lavoro non importa che lingua parlano
CARRARA. Braccia aperte ai Bin Laden. Anzi, meglio gli arabi degli italiani, se gli stranieri arrivano con buone intenzioni, grandi numeri e un piano industriale che parla di nuova occupazione. Le riserve, a questo punto sono (quasi) tutte cadute. La trasmissione Ballarò ha rilanciato il dibattito sull’investimento da 46 milioni di euro della Cpc Holding sulla Marmi Carrara (di cui il gruppo della famiglia Bin Laden detiene ufficialmente da luglio il 50% del pacchetto azionario) e le conclusioni? «Se c’è chi investe nel territorio, con un piano industriale che prevede posti di lavoro, è il benvenuto».
«Qui servono imprenditori non padroni delle ferriere». Comincia col togliersi un sassolino dalla scarpa Roberto Venturini, segretario della Fillea Cgil: «A Ballarò come sindacato non eravamo lì per fare comparsa, ma dovevamo intervenire per dire la nostra». E la “sua”, o meglio la linea della Cgil la spiega a chiare lettere Venturini. «A Carrara servono imprenditori capaci di creare la filiera e i posti di lavoro, non padroni delle ferriere. Questo è importante, non la nazionalità degli investitori: possono parlare italiano, inglese o arabo, è fondamentale che facciano bene il loro lavoro». E aggiunge: «La sfida vera che tutto il territorio, il Comune, i sindacati e le istituzioni devono portare avanti è quella degli investimenti finalizzati alla filiera. La Regione in questo ha già tracciato la strada, “allungando” le concessioni per chi lavora il materiale in loco. Ad oggi, infatti, non bisogna dimenticare che, se è vero che produzione e l’export sono aumentati. L’occupazione al momento no, ed è proprio su questo punto che bisogna invertire la tendenza». «Dobbiamo aprire un confronto - continua Venturini -con imprenditori seri, che abbiano a cuore non solo i loro investimenti ma anche le ricadute sul territorio. Non facciamone una questione di nazionalità: abbiamo visto quello che è successo alla ex Dalmine, tanti investitori, italiani, se ne sono andati dopo poco, lasciando a casa gli operai».
«Nell’operazione Bin Laden l’articolo 18 non è stata un deterrnete». C’è un altro aspetto dell’affaire Bon Laden che ci tiene a mettere in evidenza il segretario della Fillea. «A livello nazionale si continua a parlare dell’articolo 18, come se rappresentasse tutto il male del mondo - spiega Venturini - Ebbene il gruppo arabo ha acquistato metà di un’azienda come la Marmi Carrara che ha più di 15 dipendenti, che è socia insieme alle cooperative della Sam, che ha più di 15 dipendenti. Quindi le aziende vengono e investono, e l’articolo 18 non costituisce un deterrente».
Gozzani: concessioni più lunghe a chi fa filiera. «Sindacalmente abbiamo fatto un cavallo di battaglia sulla capacità del territorio di attrarre investimenti - comincia col chiarire il segretario della Cgil Paolo Gozzani - Il fatto che sia arrivato un gruppo importnate come quello arabo è un’opportunità». «Naturalmente - continua - non deve esserci speculazione ma un progetto che veda tutto il territorio interessato. Rispetto alle concessioni di cava devono essere collegate a una verifica su chi investe e crea occupazione in loco. A noi ci sta a cuore che il lavoro e l’ambiente vengano rispettati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google