Il Tirreno

Legge sulle cave, tutti contro la Regione

di Cinzia Carpita
Legge sulle cave, tutti contro la Regione

Valanga di contestazioni al testo: Comune e associazioni di categoria dopo i litigi fanno prove di dialogo, presto audizioni a Firenze

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CARRARA. Dopo il Piano paesaggistico regionale, ora nel mirino di Carrara c’è la riforma della legge 78/98 regionale sulle cave. Nel primo caso entro il 29 di questo mese arriverà a Firenze una valanga di osservazioni al testo; nel secondo caso le cose non andranno meglio: un’altra valanga di contestazioni sta per abbattersi a Firenze, tramite le audizioni che sembrano imminenti. Infatti, ieri dopo tutti gli annosi “litigi” fra Comune e associazioni di categoria sulle tariffe, e sulle concessioni marmifere, in commissione marmo è accaduto un mezzo miracolo: mani tese, tutti pronti al dialogo, soprattutto Assindustria che è sempre stata la più accanita nel criticare le decisioni dell’amministrazione. A quanto pare gli imprenditori del marmo non vorrebbero che la Regione avocasse a sè, con la nuova legge 78, una serie di compiti di controllo che finora erano appannaggio del Comune. Il presidente della commissione marmo, Massimo Menconi, ha aperto la “campagna di ascolto” sulla riforma della legge 78, «per cercare di fare le cose assieme». Si profila un documento unitario.

Lega cooperative: la Regione non può legiferare sui beni estimati. E così si è aperto il fuoco di fila contro il testo: Chiara Grassi della Lega cooperative auspica un confronto serrato con il Comune prima delle audizioni. Ed ecco le contestazioni, la prima riguarda i beni estimati che la Regione vuole far diventare patrimonio pubblico. «Non ci piace l’art.32 sui beni estimati. Sono un diritto di proprietà, non può decidere la Regione con una sua legge, ma la sede deputata dovrebbe essere quella di un tribunale civile». L’art. 27 riguarda la distribuzione delle risorse derivanti dal gettito del marmo: circa il 90% al Comune, e piccole percentuali all’Asl, alla Regione e l’1% all’ente Parco Apuane da destinare alla formazione nei comuni che fanno parte del Parco. Secondo la Lega cooperative quell’1% il Comune dovrebbe destinarlo alla scuola del marmo. Art. 33, sulle concessioni: prevede la possibilità di una società pubblica: «E’ uno scandalo che il Comune possa creare una società pubblica per la coltivazione di cave. Quell’articolo va cassato», ha tuonato la Grassi, che poi ha “bombardato” anche l’art. 38, sul periodo transitorio da qui alle previste gare per la riassegnazione delle cave: 7 anni, più altri 2 se c’è la certificazione ambientale, e altri 11 per i beni estimati se cesseranno di esistere e sarà fatta la filiera con determinati parametri. Ma- ha detto la Grassi - ci sono problemi di interpretazione, su come calare questo articolo sulla realtà di 81 cave di cui 52 anche con beni estimati. «Chiediamo che i 7 anni siamo aumentati, perché non basterebbero alle aziende per raggiungere gli obiettivi indicati dalla Regione, né per in vestimenti.nè per la filiera o l’occupaizone. Anzi c’è il rischio di un’escavazione selvaggia. E in quanto alla filiera, non venga specificata la percentuale di marmi da lavorare in loco, ma si dica solo che dovrà essere aumentata».

Massimo Maggiani di Confapi condivide l’analisi sulle criticità della legge: «Se le aziende non hanno certezze, non possono programmare investimenti. E’ importante il confronto con il Comune».

Gianfranco Oligeri segretario di Coinfartigianato, pensa che «dovrebbe essere il territorio a gestire la nuova legge 78. Salvaguardare le attività di cava significa anche salvaguardare l’artigianato artistico, a cui la politica dovrebbe porre più attenzione». Mirco Felici, del consorzio Marmo Artistico Carrara, vorrebbe un vero sostegno attorno all’escavazione: cioè per l’artigianato e la scuola del marmo. Iniziative di promozione anche da parte del Comune.

Assindustria: sette anni di transizione sono pochi, frenerebbero gli investimenti. Andrea Balestri direttore di Assindustria ha sparato diverse cartucce: «Sette anni di transizione sono pochi: gli investimenti subirebbero una immediata frenata». Perplesso anche sulle aste (gare) per riassegnare le cave e chiede che fine farebbero i benefici acquisiti dai lavoratori se subentrasse un nuovo concessionario. Va chiarito a suo avviso anche il concetto di filiera. « A valle occorre continuità di approvvigionamento di marmi dalle cave, e ci sono piccole imprese che la filiera la fanno già grazie alla robotoca». Nell’analisi ci ha messo anche il problema della marmettola che le segherie devono smaltire («a 4 euro la tonnellata»). Ha spiegato che finora c’era una ditta che recuperava la marmettola per riciclarla, «quell’operatore non farà più il servizio. Andrà conferita in discarica con un aumento dei costi di 36 euro a tonnellata».

Capitolo concessioni: il periodo di transizione fino a venti anni, suscita dubbi in Assindustria, ma la staffilata Balestri l’ha data sui beni estimati dipingendo uno scenario disastroso: farli diventare pubblici? «Rischio di cause civili. La Regione non ha titolo per legiferare sulle proprietà». Ha prefigurato ricorsi al Tar, alla Corte di Strasburgo. Ma ha anche paventato il rischio che gli imprenditori si trovino in difficoltà con le banche dalle quali hanno ottenuto fidi in base alla documentazione presentata a garanzia, relativa ai beni estimati, cioè alle proprietà.

Legato alla legge 78 c’è pure il tema non secondario dei valori del marmo su cui calibrare la tassazione, e secondo Balestri occorre trovare soluzioni sostenibili. Il messagio è per il Comune. «Ci vogliono regole chiare che non diano adito a ricorsi». Incalzante Paolo Borghini, uno dei big del marmo e vice presidente di Assindustria: «C’è una spaccatura fra città e imprenditori, ma la medicina non è cambiare gli imprenditori. Le cave all’asta? E a chi le diamo? Fare l’asta significa aprire un cancello su qualcosa che non si sa. Noi vogliamo parlare con il Comune. Fermare questa guerra, trovare un accordo. Alla Regione voglio andarci con il Comune, anche per il Pit. Ricompattiamoci».

Per i progettisti e direttori dei lavori di cava, Massimo Corniani ha sollevato critiche su “diciture” e alcuni passaggi da chiarire, nella riforma della legge 78. Inoltre chiede che venga aperto nelle scuole locali, un corso per periti minerari.

La consigliera Claudia Bienaimé pensa che le gare per la riassegnazione delle cave non siano la soluzione giusta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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