La manifestazione
Con l’Isee si risparmia ma nessuno lo conosce
Grazie a questo calcolo le famiglie possono evitare anche il caro sanità I Caaf: lo strumento esiste da dieci anni, ma è ancora sfruttato troppo poco
MASSA. Il superticket è in agguato. Dal 1° ottobre (vedi articolo accanto) la ricetta è digitale e se il tuo nome e la corrispondente dichiarazione del reddito non compaiono nella banca dati dell’Asl, il cervellone ti inserisce automaticamente nella fascia più alta. Risultato: il ticket aggiuntivo (quello regionale) sale alle stelle. Trenta euro per le visite, 4 per ogni confezione di medicinale. Indispensabile, quindi, correre all’Asl (o farlo on line) e definire la propria situazione economica. C’è, però, anche una buona notizia: evitare la stangata, quando metti piede dal medico o in farmacia, è possibile.
Come? “Retrocedendo” in una fascia di reddito più bassa. E ad una fascia più bassa - questo è il principio che vale in tutta la Toscana - corrisponde - un ticket più contenuto. Nessuna furberia: nella fatidica retrocessione non c’è nulla di illegale, il meccanismo è previsto e consentito dalla Regione, con tanto di dettagli e spiegazioni sul suo sito web (www.regione.toscana.it). Tutto ruota intorno alle modalità di comunicazione della propria condizione economica: c’è chi dichiara il reddito sommando gli stipendi e chi si affida ad uno strumento più elaborato, l’Isee. E capita spesso - qui sta il nocciolo - che le due modalità non confermino lo stesso risultato. Un esempio: due coniugi, senza figli. Guadagnano 20mila euro annui ciascuno. Se si limitano alla dichiarazione, il risultato è la somma degli stipendi: 40mila euro tondi tondi, quindi scatta la seconda fascia, oltre i 36mila euro. Ma se quella coppia opta per l’Isee, beh allora la cifra si riduce perché divisa per uno specifico coefficiente. I due ricadono, quindi, in prima fascia, sotto i 36mila. Entrambi i parametri di calcolo sono ammessi, «non vi è una prevalenza - spiega la Regione - il sistema seleziona il dato più vantaggioso per l’assistito». Se cioè l’Isee presenta una situazione economica inferiore alla dichiarazione dei redditi, il ticket verrà calcolato su quel modello. Ed è questa la chiave che consente di abbattere, in molti casi, il reddito familiare. E quindi risparmiare sulle cure mediche.
Già, perché l’Isee considera non solo il reddito, ma anche una serie di variabili: il 20% del patrimonio immobiliare, ma anche il numero di figli e i soldi (quasi sempre pochi) in banca. Non solo, l’Isee contempla anche il mutuo, determinando così un contenimento del dato economico finale. Uno strumento più affinato, insomma. Per capire se convenga presentare il modello o semplicemente dichiarare il reddito, vale la pena bussare alle porte di un patronato. Saverio Corsetti è il responsabile del Caaf (centro di assistenza fiscale)della Cgil. Lui non ha dubbi: il problema vero è la scarsa conoscenza dell’Isee. «Nonostante esista da 10 anni - spiega - pochi si confrontano con lo strumento in modo corretto. Lo conoscono e utilizzano soprattutto le famiglie con figli all’università, invece l’Isee, considerando una serie di parametri, definisce meglio del semplice reddito». Bene, per molti (non per tutti), l’Isee può dare una mano a ridurre i costi per la sanità. Possono calcolarlo i patronati e direttamente l’Inps, al vecchio sportello oppure on line. I dati aggiornati vengono poi inseriti automaticamente nel cervellone dell’Asl, grazie al meccanismo che - come abbiamo detto - privilegia il calcolo più favorevole. Di conseguenza, l’utente potrà già considerarsi inserito nella nuova fascia di reddito. E sfilarsi meno soldi dal portafoglio.
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