Sicurezza
La Lunigiana difende i suoi terreni agricoli
Bocciato il piano paesaggistico della Regione che non consentirebbe più di recuperare alla coltivazione gli appezzamenti abbandonati da 15 anni
LICCIANA NARDI. Alla Confederazione Italiana Agricoltori il piano paesaggistico elaborato dalla Regione Toscana, così com'è, non piace, soprattutto nella parte in cui reputa che dopo 15 anni non possano più essere recuperati alla vocazione agricola terreni abbandonati ormai considerati bosco, che la fanno da padrone in Lunigiana, ammontando a ben il 70% del territorio. Ed è proprio la rimozione di quel limite temporale che chiede la Cia, che ha convocato una conferenza stampa ad hoc ieri mattina presso il castello di Terrarossa di Licciana Nardi. A rappresentare l'organizzazione professionale agricola erano Vittorio Marcelli (vice presidente Cia Toscana nord), Alberto Focacci (direttore Cia Toscana nord) e Maurizio Veroni (responsabile di zona Massa/Lunigiana della Cia). Ed è stato proprio Marcelli ad esordire, sottolineando che "la Cia non è contro il piano paesaggistico regionale, ma l'agricoltura deve avere il giusto riconoscimento. Quindi, occorre verificare che le zone montane abbiano la possibilità di recuperare i territori all'agricoltura per i giovani, dando gambe alla legge sulla Banca della terra. Politicamente - ribadiva Marcelli - non siamo contro il piano, anche perché lo riteniamo indispensabile per la programmazione regionale". Ad entrare nei dettagli era Focacci: «Siamo più che favorevoli al piano quando pone uno stop al consumo del suolo, ma il problema del piano è che attribuisce all'agricoltura una funzione che ha, ma non è la principale, visto che le viene affidata la funzione di manutenere il territorio. Le aziende agricole devono potere essere messe nelle condizioni di guadagnare con la loro attività, ma il piano sembra volere dipingere una cartolina del territorio di 40 anni fa. Inoltre, che ne facciamo degli alberi che vengono tagliati? Per questo proponiamo l'utilizzo di impianti a biomasse legnose». Una posizione a cui faceva eco Marcelli, il quale precisava che «la Cia è a favore di impianti a biomasse gestibili come filiera fino a 300 kilowatt di potenza, da realizzare, se possibile, vicino ad ospedali e scuole, che da questi verrebbero riscaldati». Veroni che tornava sul ruolo importante delle aziende agricole, precisando che «è giusto limitare il consumo di suolo, visto che, dove è stato sottratto all'agricoltura, spesso ci sono capannoni vuoti. E poi non è vero che i vigneti hanno preso il sopravvento». Infine, un accenno che suona come un campanello d'allarme è stato fatto all'embargo russo sui prodotti agricoli occidentali a seguito della crisi in Ucraina. Le aziende agricole locali, sarebbero in difficoltà, essendo le esportazioni verso la Russia significative, e si starebbero rivolgendo, per limitare i danni, al mercato cinese.
Gianluca Uberti
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