Il Tirreno

contro la crisi» LE IMPRESE CHE “TIRANO”

MASSA. Potevano scegliere gli States: nel North Carolina, dove già hanno uno stabilimento, avrebbero trovato un regime fiscale più favorevole, incentivi, costi dell’energia più bassi e, probabilmente,...

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MASSA. Potevano scegliere gli States: nel North Carolina, dove già hanno uno stabilimento, avrebbero trovato un regime fiscale più favorevole, incentivi, costi dell’energia più bassi e, probabilmente, anche un costo più basso della manodopera. Hanno preferito Massa. Una scelta “di cuore” quella di Matteo Goigh e Massimo Bertolucci, fondatori e titolari della Matec. «Crediamo, vogliamo credere che il brand italiano possa avere ancora appeal sui mercati internazionali. Vogliamo credere che la competenza, la professionalità e l'ingegno italiano possano essere ancora l'arma vincente», dicono i due imprenditori massesi. Così, il progetto di ampliamento della loro giovane azienda (nata nel 2003), lo hanno realizzato a Massa, in via Aurelia Ovest. Un’investimento di oltre 2,5 milioni di euro che prevede anche la stabilizzazione di 4 lavoratori, ora a tempo determinato, e l'assunzione di altre 5 persone per aumentare la capacità produttiva.

C’è chi delocalizza, chi chiude sotto i colpi di una crisi implacabile. E chi cresce e resta in Italia. Come Matec. Un’azienda in doppia (e rara) controtendenza, dunque. «La decisione tra il potenziare lo stabilimento in North Carolina o quello ormai divenuto piccolo di Massa – ammettono Goigh e Bertolucci – non è stata facile. Si trattava di scegliere tra gli aiuti facilmente ottenibili in Usa, come incentivi, credito dalle banche e costi per l'energia e la manodopera, e il legarsi in maniera ancora più stretta alla zona apuana nonostante le enormi difficoltà riscontrate. Matec ha però deciso di scegliere con il cuore».

Cuore e determinazione: Matec è un’azienda giovane (fondata nel 2003) che ha saputo nel giro di pochi anni imporsi a livello internazionale nel campo della installazione di impianti di depurazione delle acque e dei fanghi nelle industrie (in particolare nelle cave e nelle miniere). Si afferma in Usa, in Sud Africa, ottiene appalti di grande visibilità come quelli della rimozione della Costa Concordia naufragata al Giglio e del riciclaggio delle acque legate ai lavori per le gallerie della Tav. Una crescita imperiosa, che ha permesso all'azienda di raggiungere un fatturato di 8 milioni di euro nel 2013 e che punta a quota 10 milioni nel 2014 (con un incremento annuo di circa il 25%) anche grazie a nuovi contratti di agenzia siglati in Spagna, Polonia e Australia. Per questo Matec ha deciso di realizzare il nuovo stabilimento di Via Aurelia Ovest che ha una superficie di 3.000 metri quadrati e altri 3.000 circa di area esterna, insieme agli uffici direzionali. «L’impianto che sarà operativo al 100% a dicembre, sarà il fiore all'occhiello del gruppo che con società partecipate e controllate sia negli Stati Uniti, sia in Brasile, e presto in India, si propone nel proprio business plan di arrivare ad essere leader nel settore minerario entro i prossimi 5 anni», annunciano Goich e Bertolucci .

«A fronte dei i molti ordini acquisiti che assieme agli ultimi siglati proprio durante questa settimana portano il portafoglio ordini a più di 4 milioni di euro in un momento stagnante per l'economia stagnante – proseguono i due imprenditori – abbiamo deciso di fare questo investimento con l’obiettivo di aumentare la produttività dell'azienda e assicurare consegne celeri a gruppi molto esigenti e sempre più grandi». Un investimento, sottolineano, fatto senza alcun aiuto né da parte di banche né da parte di finanziamenti pubblic, a sottolineare il credit crunch ancora in essere, al di là dei discorsi televisivi della politica».

L’inaugurazione del nuovo stabilimento in zona industriale c’è stata lo scorso week end ed è stata anche un’occasione di business. Il vernissage è avvenuto, infatti, in contemporanea con il primo Dealer wordwide meeting, a cui hanno partecipato rappresentanti e rivenditori di Matec da tutta Italia e da tutto il mondo, a testimonianza dell'impronta internazionale dell'azienda. Con 24 paesi rappresentati tra cui Italia, Francia, Inghilterra, Irlanda, Spagna, Svezia ma anche ospiti da paesi molto più lontani tra cui Sud Africa, Kazakistan, Russia, e perfino Australia, durante il meeting sono stati sottoscritti altri 8 contratti per la fornitura dei macchinari Matec nel settore minerario, per industrie come oro, carbone, acciaio.

La festa è stata in grande stile. Iniziata con il taglio beneaugurante del nastro e proseguita con la premiazione dei venditori più prolifici e a due lavoratori, impiegati e di officina per i loro 10 anni di lavoro in Matec, la serata si è conclusa con il taglio della torta davanti ai 160 invitati – tutti i lavoratori con le proprie famiglie, i dealer e i fornitori – e anche con uno spettacolo pirotecnico.

«Ci auguriamo – conclude la coppia Matec – che questo possa lasciare un'impronta sul territorio, e che il nostro investimento venga presa ad esempio da quegli imprenditori che sono oramai demoralizzati dallo status generale e da tutti i paletti imposti dalla burocrazia, dalle banche, e dal mercato interno, in modo da spingere altri a nuovi investimenti nella zona».

Claudio Figaia

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