La manifestazione
Riforma del catasto, è rischio stangata
I valori in base a cui si calcola la maggior parte delle imposte saranno ridefiniti in base ai prezzi di mercato
MASSA. Il contenuto è da addetti ai lavori, ma il succo delle legge 23 dell’11 marzo, quello invece ci riguarda tutti perché tocca - ecco l’interesse “dell’uomo comune” - i nostri portafogli. La norma introduce, infatti, la riforma del catasto: rendite e valori patrimoniali ridefiniti e - effetto immediato - nuova base imponibile per il prelievo fiscale. E siccome in Italia, dove la casa ce l’hanno in tanti, il mattone è il riferimento numero uno per imposte e tasse, il timore è che, con le rendite al rialzo, tocchi fare i conti con la stangata. Dalla Tasi alla Tari, dall’Imu all’Irpef, il punto di partenza - per parlare in soldoni - è la rendita dell’immobile, moltiplicata poi per specifici coefficienti.
L’intenzione è delle migliori: il catasto è stato istituito, con apposita legge, nel 1939 e - nonostante i ripetuti aggiornamenti - una riforma è la garanzia di criteri di uniformità. Uniformità che oggi manca, così capita che tu, con un appartamento di modeste dimensioni, sborsi per l’Imu una cifra ben superiore a quella del tuo vicino che si gode una bella casona, con tanto di giardino. Magari perché a quell’appartamento hai rimesso mano, hai presentato la Dia (dichiarazione di inizio attività) e conseguentemente aggiornato i dati catastali. Bene, la riforma dovrebbe superare le “storture” e il fatidico vicino dovrebbe pagare più di te. A garantirlo anche l’abbandono del “vano” come unità di misura, sostituito dal metro quadrato: non importa quante stanze hai, ma quanto è grande l’immobile di cui sei proprietario. Anche se - e questo è l’immancabile altro lato della medaglia - il rischio sono le imposte più salate. Le rendite catastali (il guadagno che il bene può procurarti se affittato) e il valore patrimoniale (quanto frutta se viene venduto) verranno, infatti, ricalcolati in base all’andamento del mercato nel triennio 2011-2013. Sia quello delle compravendite (nel caso dei valori), sia quello delle locazioni (per le rendite), con la parallela individuazione di microaree omogenee. Chiaro, infatti, che un appartamento in centro storico non valga quanto uno ai piedi delle montagne.
Il timore, però, è che, considerando il mercato come parametro, le rendite e i valori risultino sopravvalutati. Vero che la bolla immobiliare si sta sgonfiando, altrettanto vero, però, che i prezzi rimangono alti e superiori alle quotazioni reali. Senza dimenticare che il mercato, appunto, è in continua fluttuazione: i prezzi, quindi, potrebbero scendere ancora e rapidamente e l’immobile si ritroverebbe con un valore reale contenuto a fronte di un valore patrimoniale (al catasto) elevato. Con un imponibile fiscale “alle stelle” e la conseguente salassata. Imu in primis.
Ecco, quindi, il ruolo centrale delle associazioni di categoria che saranno rappresentate anche in seno alla commissione censuaria, l’organismo che, in base alla nuova normativa, dovrà concretamente attribuire rendite e valori agli immobili (case, ma anche studi, negozi etc etc). A comporre la commissione, i delegati delle Agenzie pubbliche (esempio: Agenzia delle entrate), ma anche, appunto, chi rappresenta e tutela cittadini, piccoli proprietari e quelli che in inglese sono definiti stakeholders (portatori di interessi).
La riforma - al Governo il compito di emanare i decreti legislativi - sta muovendo i primi passi. E a breve potrebbe arrivare nelle cassette postali dei massesi la notifica dell’avvenuta revisione degli estimi catastali. Una piccola grande rivoluzione sia per chi deve concretizzare il cambiamento sia per chi - nel bene e nel male - ne subirà gli effetti sul portafoglio.
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