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Sos, parassita divora il basilico

Sos, parassita divora il basilico

L’imprenditore Marco Nicolini: i danni nei campi di Marinella fanno dimezzare la produzione del pesto

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MARINELLA. Passando lungo la strada che da Sarzana porta al litorale, il profumo di basilico nel periodo estivo è imperante: il percorso si snoda proprio in mezzo alla produzione (più importante di tutto il levante ligure) della pregiata pianta aromatica dell’azienda di Marco Nicolini, giovane produttore sarzanese, che ha iniziato la sua attività negli anni Ottanta, dapprima solo come produttore e dal 1991 attivo come produzione di semilavorati provenienti, ovviamente, dal basilico. Quest’anno la stagione impietosa e, soprattutto, la peronospera (lo stesso killer che attacca la vite) stanno davvero dimezzando la produzione, che poi in Liguria si traduce in allarme per la produzione della famosa “salsa fredda”, ovvero il pesto.

«Non è solo un problema di quest’anno – spiega Marco Nicolini – ma è dal 2006 che la peronospera attacca il basilico. Purtroppo noi produttori di basilico non abbiamo la forza e l’incidenza di altri produttori agricoli, per cui il problema è rimasto confinato. Quest’anno, in concomitanza anche con una situazione meteo davvero disastrosa, il problema si è aggravato ulteriormente e a luglio, ad esempio, abbiamo raccolto quasi il 45% in meno rispetto al passato. La gravità della situazione è legata all’utilizzo di fitofarmaci che non sono più in grado di combattere il fungo. Bisogna intervenire a mio avviso non solo con nuovi fitofarmaci da utilizzare ma, soprattutto, anche trovando nuove varietà di basilico resistenti alla malattia. Il basilico è un prodotto di nicchia poco studiato e su cui si è investito poco».

Intanto la Regione Liguria si è dichiarata pronta a sostenere la richiesta presentata al ministero della Salute dai coltivatori per poter utilizzare dei fitofarmaci per salvaguardare le coltivazioni di basilico. In Liguria i coltivatori di basilico sono un centinaio e producono un valore commerciale di 6 milioni di euro l’anno, una cifra che sale a 15 milioni se si considera anche l’indotto.

La Liguria non è sola nella battaglia contro il fungo killer: al fianco di essa ci sono anche altre regioni italiane, come Emilia Romagna, Veneto e Lazio, che coltivano basilico in pieno campo, destinato all’industria. L’importanza del basilico ligure è legata anche al riconoscimento della Denominazione di origine protetta, al basilico genovese (nel 1996) della Commissione europea.

La produzione annua in Liguria è di oltre un milione di mazzi per una produzione complessiva di 28mila quintali. Nel 2000 gli ettari coltivati a basilico in tutta Italia erano 83, nel 2013 erano 800 di cui 100 in Liguria.

«Va bene l’intervento regionale – commenta Nicolini - ma l’iter per arrivare all’utilizzo di nuovi fitofarmaci è lungo e tortuoso e poi non dobbiamo bombardare la pianta di fitofarmaci e fare quindi troppi trattamenti che potrebbero rendere il prodotto di minore qualità. Noi abbiamo un basilico Dop che è valido e apprezzato proprio per la sua alta qualità e non possiamo indietreggiare su questo. Per cui credo che si debba lavorare sullo studio di una nuova varietà di basilico più resistente».

Per alcuni studiosi la risposta efficace al fungo killer è quella legata all’uso di tecnologie sostenibili per l’ambiente e con la collaborazione delle aziende sementiere, con il controllo della sanità dei semi.

Federico Ricci

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