Il dolore
Quei Simposi su invito aperti solo alla Casta
La scultrice tedesca che ama la Città anarchica svela i retroscena di alcuni eventi artistici
Viene dalla Germania, da una città vicino Hannover, dove ha imparato a scolpire in una scuola di scultura e poi ha messo in pratica le conoscenze restaurando un'infinità di chiese. Stefanie Krome, classe 1980, è un'artista poliedrica, quasi rara: scolpisce tutte le pietre e lavora tutti i materiali, fa installazioni, video art, disegna. Per lei l'opera d'arte deve interagire con il suo spettatore, tant'è che la sua ultima creazione è una lavatrice in marmo bianco, con un topo (scolpito) come motore e, al posto dei vestiti, vino rosso, vero, che i passanti, a opera terminata, hanno bevuto. Si definisce un “lupo solitario”, quel genere di artista indipendente e senza regole. Da otto anni vive a Carrara. La incontriamo in piazza Duomo, dove dal 29 agosto al 6 settembre si è svolto il II Simposio internazionale di scultura a mano. Ci facciamo raccontare la sua storia, seduti sulle gradinate del Duomo, con in sottofondo il rumore degli scalpelli che battono la pietra, la perfetta colonna sonora per una scultrice...
Stefanie, raccontaci come sei arrivata a Carrara...
«Dodici anni fa partecipai a un corso europeo che formava all'uso dello scalpellino e prevedeva tre mesi di stage in Italia. Per la precisione ero a La Spezia, ma da lì giravo per la Liguria e l'alta Toscana e venivo spesso a Carrara. Mi innamorai di questa città, dei suoi paesaggi, del verde. Mi colpì il fatto che, a distanza di pochi chilometri, ci fossero sia il mare sia la montagna. E nel mezzo una città a misura d'uomo, a suo modo molto carina».
La città da dove vieni com'è?
«È una zona prevalentemente agricola, senza montagne, senza mare. La gente sorride raramente, è sempre cupa. Poi le regole: ce ne sono troppe e troppo rigide. A Carrara invece è diverso, si respira un'altra aria, si sta molto meglio».
Ci sono meno regole?
«Non è questione di regole scritte, ma di stili di vita. Carrara è impregnata di anarchia, di quello spirito comunitario, dove le gente che incroci per strada ti saluta, anche se non ti conosce, nessuno si scandalizza per come vesti o come vivi. Gli abitanti sono abituati a vedere persone di diverse nazionalità e culture. Qui, infatti, arrivano ogni anno numerosi artisti e studenti, molti dei quali stranieri, che quando passano lasciano qualcosa di sé».
È per questo che hai deciso di tornare?
«Sì. Dopo lo stage sono tornata in Germania per qualche anno e ho convinto il mio ragazzo. Non è stato poi così difficile perché anche lui è scultore e questa è la capitale della pietra».
Della pietra? La chiamano la Capitale del Marmo...
«Certo, dalla maggioranza delle persone è conosciuta per il marmo, però gli artisti, gli scultori, conoscono tutto il mondo che c'è dietro: è una città che mette a disposizione tutto per la lavorazione della pietra; dai trasporti, agli strumenti, agli stessi colleghi più anziani che sono vere e proprie enciclopedie viventi di tecniche e teorie. Carrara è famosa in tutto il mondo per questo e gli scultori che vengono qui, vengono perché hanno tutto quello che serve loro per . lavorare le pietre..».
E poi espongono all'estero...
«Sì, ma è anche vero che qui c'è un'inflazione di statue. Ogni angolo c'è una statua, abbandonata spesso a se stessa».
Come il caso del parco della Padula, dove è stata rubata un'opera d’arte e nessuno se ne è accorto...
«Già, questo aiuta a capire quanto l'arte abbia valore in una città. Da una parte c'è chi ruba o danneggia sculture, dall'altra un'Amministrazione che, invece di tutelare i propri beni culturali, li abbandona in un giardino pubblico, dove anche i cani possono entrare e farci pipì sopra (ride, ndr). È sintomo di disattenzione e ignoranza nei confronti dell'arte».
In Germania non sarebbe successo..
«Non ne sarei così sicura. L'ignoranza è ovunque».
Tornando alle esposizioni, tu sei sempre in giro per il mondo e partecipi a tutti i Simposio di scultura, dalla Cina alla Romania, dalla Germania al Messico. E a Carrara?
«Non ho mai capito fino in fondo come funzionassero gli eventi artistici a Carrara. C'è come un muro fra gli organizzatori e gli scultori del posto. Ad esempio, nei Simposio all'estero, per partecipare, basta fare domanda, che viene accettata o respinta. Poi ci sono anche casi in cui l'artista viene chiamato, anche a me è capitato spesso, ma quella è l'eccezione, non la regola. Mentre qui sembra funzionino tutti a invito, come se fosse una casta. Questo discorso vale solo per gli eventi più grandi, come potrebbe essere Marble Weeks: non è facile capire come funzionino ma sembra che partecipino i soliti noti. In ogni caso adesso sono a Carrara (si riferisce al II Simposio internazionale di scultura a mano, ndr). Questa è una bellissima iniziativa e dovrebbero esserci più eventi di questo tipo. Oltre a porre l'attenzione sul lavoro artigianale del marmo, crea momenti aggregativi, di incontro, non solo fra gli artisti, ma anche fra gli artisti e i passanti. Per cui devo fare i complimenti agli organizzatori, a Robo, Romeo, agli artisti del Borgo e della Galleria Duomo per l’iniziativa. È un evento che diventa anche luogo di confronto e scambio di idee, che è poi quello che manca qui».
Lo scambio di idee?
«Diciamo che ho l'impressione che a Carrara gli artisti siano divisi in gruppi e tendano a chiudersi in se stessi, piuttosto che ad aprirsi agli altri. Manca la conoscenza, la comunicazione, l'interazione fra le varie realtà artistiche. Io, ad esempio, dal 2013 sono coordinatrice di sculpture-network per la Toscana, una piattaforma che connette i vari artisti, musei, gallerie, collezionisti, e amici delle arti sul web. L'obiettivo è lo scambio di idee, tecniche e conoscenze. Sto organizzando per fine ottobre un meeting di questo network proprio qui a Carrara, in modo tale che gli scultori interessati possano mettersi in questa rete. La collaborazione aiuta, non solo a creare un movimento artistico locale, ma anche ad accrescere le proprie conoscenze. Soprattutto, si impara da scultori che vengono da paesi diversi dal nostro. Ecco a Carrara manca forse questo: ci sono tante realtà che non si mescolano».
A proposito di interazioni, che fai la sera?
«Mah, dal punto di vista culturale questa città non offre molto. Me ne sono resa conto quando, lo scorso anno, sono andata a Lipsia, in Germania. Abituata alla vita tranquilla carrarese, rimasi stupita dalla quantità di eventi, locali, manifestazioni. C'era l'imbarazzo della scelta. Tornata a Carrara, ho sentito la mancanza di vita. Però è anche vero che questa è una piccola città ed è giusto godersi quello che ha di bello, cioè la tranquillità del paese con qualche locale, gente che beve un po' e chiacchiera fino a tarda notte in piazza. Io, vivendo a Castelpoggio, esco poco e vado al circolo De' Baccanali, al circolo Michelangelo o al Fuori Porta. Certo, se ci fossero più manifestazioni come Con-vivere, che io considero di alta qualità e perfette per questa città, sarebbe ancora più stimolante vivere qui».
Quindi hai messo radici a Carrara o te ne andrai?
«Ah! (Scrolla le spalle, ndr) Parlare di radici è inopportuno. Chi lo sa!? Sono venuta per fermarmi qualche mese e sono passati otto anni. Potrei rimanerne altri otto come andarmene via fra due settimane...».
Hai diversi tatuaggi. Li hai fatti qui?
«Fatti no, ma li ho fatti colorare tutti qui a Carrara, da Lilith Tattoo».
Almeno se vai via, hai un ricordo...
«Eggià!».
17 - CONTINUA ... -
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