Sicurezza
Sanzioni alla Russia export apuano in crisi
Il caso della Corsi, 30% del fatturato con i colossi del gas
MASSA CARRARA. I marmi per le ville dei ricchi moscoviti; gli yacht superlusso per i magnati del petrolio e dell’edilizia; ma anche le più proletarie (ma a conti fatti economicamente ben più rilevanti) apparecchiature per l’estrazione del petrolio. Sono le eccellenze dell’economia apuana a tremare per la guerra delle sanzioni fra Europa e Russia. Proprio quelle aziende che, grazie alla vocazione per l’export, meno sentono la crisi di questi anni. «Un problema in più per la nostra economia», sintetizza Giuseppe Baccioli, presidente della Associazione industriali apuana.
Il mercato russo, va detto subito, non è tra i principali sbocchi dell’export locale. La Russia non figura, ad esempio, tra i primi dieci paesi di destinazione del marmo, produzione principe del nostro territorio. Tuttavia, lo stop alle esportazioni verso l’ex Urss qualche contraccolpo è destinato ad averlo. E la preoccupazione tra chi fa impresa è palpabile. «L’embargo non va a toccare i contratti già definiti, ma di fatto blocca i nuovi ordini. E, soprattutto, questa situazione di incertezza e di tensione internazionale, crea difficoltà a tutto l’export», spiega Baccioli.
Nel 2013, citiamo le statistiche di Stone Sector, la Russia ha acquistato dall’Italia 18mila tonnellate di marmo per un valore di 50,2 milioni di euro, in grande crescita rispetto al 2012: più 25%. Le importazioni russe di lavorati di marmo dal comprensorio apuo-versiliese valgono tra i 5 e i 7 milioni l’anno. Poca cosa se si tiene conto che l’export totale del comprensorio è di 476 milioni di euro. Però quello russo è un mercato in continua crescita e ad alto valore aggiunto: Mosca acquista quasi esclusivamente lavorati (irrisorie le quantità di blocchi ne materiali grezzi) e di alto valore medio unitario, circa 2.500 euro a tonnellata. In altre parole: in Russia le imprese apuane realizzano arredi, rivestimenti palazzi e hotel “di lusso”, attivando quella famosa “filiera” che dà impulso alla nostra economia.
Gino Mazzi, titolare della Furrer Spa, azienda che ha realizzato progetti prestigiosi in Russia come la cattedrale di Mosca e arredi del Cremlino, dice: «Attualmente non abbiamo commesse con la Russia, ma ciò non toglie che la situazione internazionale è fonte di preoccupazione per tutte le imprese esportatrici. Le tensioni politiche non fanno bene a nessuno e con l’embargo verso Mosca si perdono occasioni importanti. L’augurio è che tutto si ristabilisca al più presto».
Ma ci sono comparti dove l’allarme embargo suona ancora più forte. Come alla Carpenteria Industriale Corsi, azienda della metalmeccanica che ha il suo core business nella produzione di macchinari per l’estrazione e la raffinazione del petrolio. Un po’ una piccola Nuovo Pignone, la Corsi, che in cordata con la Nuova Oma aveva anche fatto una proposta per l’acquisto di Nca. Un’azienda dinamica e in salute che realizza il 25-30% del suo fatturato proprio in Russia. Cosa che, oggi come oggi, è un problema. «Il Brasile è ormai fermo sul piano degli investimenti in campo energetico; India e Cina sono oggi in grado di realizzare “in casa” le tecnologie che esportiamo. Il nostro mercato principale è dunque ora la Russia. Tra i nostri clienti ci sono colossi del settore energetico come Transneft e Rosneft, proprio quelli colpiti dalle ultime sanzioni decise dalla Ue. Non è ancora chiaro se il blocco dell’export toccherà anche il nostro comparto, che riguarda principalmente l’estrazione e non la distribuzione di gas e petrolio,ma comunque per noi la prospettiva è preoccupante. Abbiamo in gioco commesse da 10 milioni di euro», spiega Claudio Corsi, direttore commerciale dell’azienda. A complicare il quadro per la Corsi c’è poi la questione delle banche russe inserite nella black list dell’Ue, che rischia di ripercuotersi sui pagamenti all’azienda. «I contratti in essere non saranno toccati dalle sanzioni e andranno a buon fine. Ma per le nuove commesse c’è la massima incertezza. Subiamo le conseguenze di tensioni geopolitiche e strategie internazionali e non possiamo farci nulla. C’è stato un gran clamore quando la Russia ha a sua volta dichiarato l’embargo per i prodotti agroalimentari europei. Ma a noi nessuno sembra pensare», dice ancora Corsi.
La nautica di lusso infine. Admiral-Tecnomar e Fipa Group, i due più grandi cantieri di superyacht sul territorio, guardano anch’essi con preoccupazione alla crisi ucraina. Perchè tra i loro clienti – potenziali e reali – ci sono diversi magnati russi, esponenti dell’oligarchia economico-finanziaria dell’ex impero sovietico. L’inasprirsi della “guerra” delle sanzioni economiche tra Mosca e Occidente potrebbe portare alla chiusura di questa vitale arteria del mercato delle super barche da 50-70 metri.
Come dice Baccioli, un problema in più per la nostra economia. Di cui non si avvertiva il bisogno.
Claudio Figaia
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