Il Tirreno

«Scomparsi altri partiti i socialisti ci sono ancora»

«Scomparsi altri partiti i socialisti ci sono ancora»

Il sindaco Zubbani ha fatto gli onori di casa alla Festa nazionale dei riformisti: dare un futuro ai giovani, e ad un’Europa che si rinnovi ma senza conflitti

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CARRARA. Si è aperta ieri a Carrarafiere la Festa nazionale dei Riformisti, festa dei socialisti. Si è aperta con un minuto di raccoglimento per l'11 settembre: data dell’attentato alle Torri gemelle a New York nel 2001 e del colpo di Stato in Cile contro Salvador Allende del 1973. Gli onori di casa li ha fatti il sindaco socialista Angelo Zubbani che nella sua relazione ha detto: «Dopo gli anni degli innovatori dalle ricette pronto in tavola e subito, degli imbonitori a poco prezzo, ci ritroviamo ancora qua noi socialisti, ancora a tenere il fronte come fossimo i ragazzi del '99, poco meno di cent'anni fa. Ci siamo anche oggi, tra mille difficoltà, con soglie elettorali sempre più alte e spazi di rappresentanza più stretti, senza un euro di costo a carico dei contribuenti, senza rendite mediatiche e lottando da decenni contro una tendenza all'apparenza inarrestabile come quella di eliminare dalla scena politica il Partito Socialista».

«Ma siamo ancora in piedi e c'eravamo quando c'era da scontrarsi e lottare strada per strada per difendere i diritti negati, ci siamo stati al tempo della resistenza armata contro il fascismo, abbiamo cercato di fare la nostra parte negli anni mai facili della sempre troppo fragile repubblica, e ci siamo ancora a testimoniare della fatica di essere socialisti, sempre, in ogni stagione e con orgoglio. Ma siccome non si tratta di un raduno di nostalgici ma di ostinati riformisti, il senso di questo ritrovarsi è da ricercare nella parola Socialisti, che racchiude identità e storia». Zubbani ha ricordato che sono scomparsi dalla scena politica «partiti e movimenti nati dal nulla o magari da una ingannevole voglia di un leaderismo che ha mostrato limiti», «noi siamo ancora un partito. Ed in una stagione in cui il mondo corre veloce, pronto ad ogni momento a cancellare le tracce del proprio passato, ecco che i socialisti resistono, consapevoli che senza la memoria di quello che siamo stati (sbagli, imperfezioni e successi), non c'è prospettiva di futuro». Poi la volontà, oggi, di continuare a guardare avanti: «Ed è per questo che abbiamo pensato i l nostro appuntamento: per mettere al pulito il nostro pensiero di fronte ad alcuni dei temi più impegnativi di questo momento storico, alcuni dei quali portano forse pochi voti ma che incidono profondamente per ricostruire un modello di società più inclusivo come vuole la nostra tradizione socialista». Parla del futoro,da consegnare a «una generazione che il futuro se l'è visto scippare proprio quando pareva venirgli incontro col massimo dello sfarzo, pieno di promesse e di lusinghe», parla del problema della classe media «che si assottiglia di giorno in giorno; di professionisti senza più clienti; di saperi che si dissolvono in assenza di lavoro; di un lavoro che ancora non finisce di uccidere come è successo qualche giorno fa sulle strade delle nostre cave di marmo. E ancora, di imprenditori spaventati, sopraffatti, decimati; di diritti e di giustizia; di una società che sia inclusiva, accogliente ma anche esigente e rispettosa di identità e regole».

Il tema dell’Europa. di un’europa «che si rinnovi, che si lasci plasmare dai tempi del cambiamento ma senza strappi, senza forzature, e soprattutto senza conflitti». E il tema «del difficile confronto tra generi, di equilibri da ricostruire insieme alle donne». Nella serata c’è stato il dibattito “Le due sinistre”, con Riccardo Nencini, Ugo Intini e Massimo d’Alema.

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