Sicurezza
Rifugiata e mamma di due bimbi senza casa
Lo sfratto del giudice è esecutivo, la giovane madre lancia un appello e chiede ospitalità
MONTIGNOSO. Il 6 ottobre una giovane mamma, di origini marocchine, ex rifugiata di guerra, dovrà lasciare l’appartamento che ha occupato per anni a Montignoso, secondo il proprietario, senza averne diritto. Il giudice ha parlato chiaro e l’ultima sentenza ha dato ragione al padrone di casa: la donna deve abbandonare l’appartamento entro 30 giorni, senza più appello, perché un primo avviso gli è già stato notificato la scorsa settimana, ma il 6 ottobre arriverà la forza pubblica. La storia è amara e delicata perché, come in tutte cose, ci sono due versioni e due facce della medaglia. Da una parte il proprietario della casa, due camere, tinello, due bagni e terrazzo (valore circa 700 euro al mese), che non vede un soldo da anni e che vorrebbe tornare in possesso del suo bene; dall’altra, una donna che ha a carico due minori, senza lavoro e seguita dai servizi sociali, che non sa dove andare ad abitare.
Giovedì a casa della donna, che aspettava l’ufficiale giudiziario, c’era anche Francesco Ostrogovich, membro della segreteria provinciale del Sicet (sindacato inquilini case e territorio), per assicurarsi che fossero concessi altri giorni di tempo per trovare una sistemazione: «La donna aveva anche un compagno -racconta Ostrogovich - con cui il proprietario di casa aveva preso accordi per l’affitto; noi siamo certi che la coppia avesse pagato alcuni affitti al nero e infatti poi si sono rivolti all’Agenzia delle Entrate per l’autodenuncia, così come prevede la legge; al proprietario dovevano pagare 1/3 della rendita catastale, circa 50 euro. La contromossa del padrone di casa - continua Ostrogovich - fu quella di registrare un comodato a tempo indeterminato, ma la coppia sostiene di non aver firmato mai nulla. Si arriva in tribunale e il giudice dà ragione al proprietario, sostenendo che non possa essere dimostrato che le firme fossero false. Noi vogliamo rispettare le disposizioni e quindi la donna andrà via di casa, ma ci riserviamo ulteriori passi legali, una volta che avrà trovato un nuovo alloggio. Potremmo chiedere i danni morali, perché ha vissuto senza acqua e gas per mesi. I proprietari non possono farsi giustizia da soli, devono aspettare le sentenze». In casa senza acqua (che era a nome del proprietario e che quindi è stata staccata), costretta a lavarsi con bottiglie di minerale e senza gas; la storia con il compagno finita in malo modo, qualche violenza subita, sola e con un piccolo aiuto da parte del comune per sopravvivere. Il sindacato l’ha aiutata a fare domanda per alloggio popolare e si aspetta la graduatoria, ma 30 giorni sono pochi: «Chiediamo un aiuto - conclude Ostrogovich - per trovare una sistemazione temporanea; qualcuno che possa ospitare lei e i suoi figli. Sarà una candidata ideale per l’alloggio popolare, soprattutto dopo lo sfratto, che gli farà aumentare il punteggio, così potrà iniziare a vivere la sua vita in pace».
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