Il Tirreno

Renato, cent’anni e un cuore grande

di Alessandra Vivoli
Renato, cent’anni e un cuore grande

Niente festeggiamenti, l’ex cavatore che sbozzò il Cristo redentore dell’Avana ha donato una sedia a rotelle all’ospedale

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Le sue mani, che ora stringono con forza il bastone a cui si appoggia - con la schiena ancora ben dritta - negli anni Cinquanta, hanno “sbozzato” il marmo bianco per il Cristo redentore dell’Avana, a Cuba.

Mani che non si sono mai fermate quelle di Renato Guadagni, cento anni il prossimo lunedì, oltre metà dei quali trascorsi in cava. E dove ora non possono più le mani, nonno Renato ci arriva con il cuore. Proprio in occasione del suo centesimo compleanno ha deciso di fare un grande gesto. Di rinunciare a pranzi e regali e di farlo lui un bel regalo all’ospedale di Carrara. A quel reparto d i oncologia dove in passato è stato curato - e bene - anche lui. E così ha detto al figlio Aronte, infermiere in pensione, braccio destro in sala operatoria all’epoca dell’indimenticato professor Achille Sicari, che con i soldi del pranzo della festa voleva fare qualcosa per l’ospedale. Un regalo agli altri, a chi sta male, lo voleva fare lui dal traguardo dei suo cento anni portati con la fierezza da cavatore e da ex tenente della Cavalleria.

E così ieri Renato si è messo la cravatta rossa, la camicia a righe, e il cappello: si è presentato in reparto con la famiglia e ha consegnato un bel mazzo di fiori bianco e giallo alla caposala, Roberta Crudelli, e una sedia a rotelle all’oncologia: «E qui fra ambulatori e reparto - ha sottolineato la Crudeli - ne avevamo proprio bisogno».

Renato è arrivato accompagnato dal figlio, dalla nuora Palmira, da una delle nipoti, Renata (infermiera all’Opa) e dalla pronipote Carlotta (figlia di Marzia).

«Di persone come me non ne esistono più»: se lo è detto con la franchezza degli uomini delle Apuane, nonno Renato che, in oncologia è stato accolto dagli applausi.

E ha aggiunto: «Senza lavoro io sarei morto cinquant’anni prima». Un carattere di ferro quello di Renato: «Fino a un anno e mezzo fa aveva l’abbonamento dell’autobus e andava a Marina al circolo degli anziani. Guai a chiamarli vecchi perché si arrabbia davvero: bisogna dire anziani!».

E Renato le sue cento primavere le porta davvero alla grande: «Non ho mai avuto di fianco un centenario - ha scherzato il dottor Andrea Mambrini - ma ne dimostra quasi trenta di meno». Nessuna ricetta magica, nonno Renato il suo elisir di lunga vita lo ha trovato nel lavoro e nei “mangiari antichi” come dice lui. «Mi piacciono i taglierini nei fagioli e i tordelli, anche conditi solo con il burro. Ma ho sempre mangiato poco, è così che si vive a lungo».

Parco a tavola e nel bere un mezzo bicchiere di rosso, comunque, nonno Renato se lo concede. E ieri mattina anche due dita di spumante (accompagnato da qualche bignè al cioccolato), per il brindisi in reparto.

Per l’occasione il dottor Mambrini si è messo al pianoforte e ha intonato il classico “Tanti auguri” ma anche tanti altri brani che hanno coinvolto, il personale e anche le rappresentanti dell’azienda sanitaria che hanno voluto essere presenti al compleanno solidale di nonno Renato.

E in reparto, tanti i pazienti che hanno brindato con Renato.

GUARDA

IL VIDEO

WWW,ILTIRRENO.IT

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web