Il Tirreno

Pusher, stalker e ladri nessuno va più in cella

Sono in aumento le evasioni dai domiciliari: le forze dell’ordine non possono controllare tutti quelli sottoposti a restrizioni

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MASSA CARRARA. L’altra sera un poliziotto fuori servizio è entrato in un bar per bere un caffé; ma, prima di arrivare al bancone e ordinare, la sua attenzione è stata attirata da un volto conosciuto. Uno spacciatore che ricordava in carcere. Ha chiamato in centrale e ha scoperto che il giudice lo aveva messo ai domiciliari, così ha avvertito i colleghi che era evaso. La volante è arrivata e ha stretto nuovamente le manette ai polsi del pregiudicato. Una delle tante storie della nostra provincia che testimoniano il fallimento dello strumento dei domiciliari. Ogni settimana, infatti, si contano almeno tre evasioni. Scoperte. Perché altrimenti sarebbero molte di più.

L’allarme arriva direttamente dalle forze dell’ordine, soprattutto dai sindacati di polizia. Ma anche l’Arma chiede aiuto perché è impossibile controllare tutte le persone che sono sottoposte a un regime di controllo, oltre ai domiciliari ci sono i divieti ad avvicinarsi a persone o luoghi. Per non parlare del divieto di uscire di casa nelle ore notturne. E gli obblighi di firma. Un centinaio di casi in tutta la provincia. Pattuglie e volanti fanno quello che possono, anche perché dopo la verifica (effettuate a campione e anche più volte al giorno) nessuno vieta al controllato di lasciarsi la porta alle spalle e di andare a divertirsi o a delinquere. Come ha fatto quel quarantenne di Carrara che prima ha minacciato i vicini di casa con una mannaia, poi spedito in casa della madre per il soggiorno obbligato dalle 21 alle 6 ha picchiato il compagno della donna e quindi è stato mandato ai domiciliari. Terrorizzando la famiglia che viveva sul suo ballatoio.

Ma c’è pure il pusher dominicano che in una settimana è evaso due volte dai domiciliari per amore del baseball: prima è andato a fare il tifo per i suoi connazionali in una sfida all’ultimo fuori campo, poi si è infilato la tuta da lavoro e ha innaffiato il terreno di gioco. La pattuglia lo ha ripreso entrambe le volte, ora il giudice gli ha stretto un braccialetto elettronico alla caviglia (prima non ne aveva a disposizione) e si spera che lo spacciatore ci pensi prima di uscire ancora di casa.

Non tutte le storie strappano un sorriso, però. Anzi. Chiedetelo alla donna che è finita all’ospedale perché l’ex fidanzato l’ha pestata a sangue dopo che lei aveva rifiutato il mazzo di fiori che secondo lui doveva farli ritornare insieme. L’uomo aveva l’obbligo di non avvicinarsi alla ex. Ma siccome senza congegni era impossibile controllarlo 24 ore su 24 ha disatteso le disposizioni del magistrato. Ma, neppure dopo aver causato un danno guaribile in poco meno di un mese, si è visto aprire le porte di una cella. Anche Adil Amroui, il ragazzo italomarocchino di 23 anni accusato di concorso in omicidio per aver aiutato Andrea Mazzi ad uccidere Andrea Fruzzetti la notte di Natale, aspetterebbe il processo con mamma e papà se non avesse nascosto in casa l’hashish. Solo per questo è finito in carcere.

Come se non bastassero le evasioni c’è anche chi continua a delinquere nonostante si trovi ai domiciliari. Come il pusher arrestato, e portato finalmente in prigione, perché scoperto mentre vendeva eroina ai tossici nel salotto di casa sua.

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