Attenzione
Se la sfida alla crisi si chiama Candia
Tre giovanissimi imprenditori puntano sulla viticoltura sulle nostre colline. Parola d’ordine: valorizzare il territorio
MASSA. La crisi non li spaventa, la guardano in faccia e non si danno alla fuga. Anzi. Niente esterofilia, loro rimangono, raccolgono la sfida e “piantano le tende” lungo i versanti scoscesi del Candia. Ripide e tanto fragili quelle colline, eppure proprio lì, dove fare viticoltura è eroico e più difficile che altrove, hanno deciso di costruire il loro futuro. Alla vigilia della vendemmia più incerta di sempre, è il loro il volto nuovo della viticoltura.
Connessi con il mondo, disposti al viaggio e al confronto, colti ma disponibili a sporcarsi le mani nella terra, cominciano a farla da leoni e contribuiscono in maniera sempre più importante ai fatturati. Le imprese guidate dagli under 35 - i dati sono di Coldiretti - incidono per il 10,9% sul settore: il valore più alto a livello regionale (6,6% la media toscana).
«Sono segnali incoraggianti - rileva Vincenzo Tongiani, presidente provinciale Coldiretti - frutto senza dubbio anche delle iniziative messe in campo. Iniziative che hanno dato un impulso notevole alla nascita e allo sviluppo di molte aziende in agricoltura. A fianco di tanti giovani che ci chiedono informazioni per aprire un’impresa, ce ne sono sempre di più interessati ad un impiego in agricoltura».
Giovani, vite, storie che hanno un nome e un cognome.William Pucci (Montegreco), Alice Conti (Vigne Conti) e Silvia Bellè (Belfior) sono figli di una nuova generazione di viticoltori e imprenditori agricoli. Vitigno autoctoni e presidio territorio per Montegreco. Non vuole andare tanto lontano William Pucci, nè seguire le logiche del mercato. La sua è una direzione controcorrente che si riflette nell’identità - già bene definita - della sua impresa. Trent’anni, laureando in viticoltura ed enologia alla facoltà di Agraria, è convinto che alla fine, le varietà autoctone lo premieranno. Personalità, identità e un legame forte con il territorio: William parte da qui.
«Non mi curo del mercato, non lo ascolto, vado avanti per la mia strada che per me significa riscoprire, valorizzare i vitigni autoctoni come il massaretta, il vermentino nero e bianco, il trebbiano, l’albarola ed il malvasia. L’unica strada - William non ha dubbi - è quella della tipicità del prodotto presidiando meglio il territorio di consumo. Non è il percorso più comodo, ne sono consapevole, ma è quello che secondo me differenzia il prodotto in un mercato dove tutti vanno nella stessa direzione. Questa è la mia sfida».
Alice, esordiente tra le colline. Alice Conti, 27 anni, definisce la sua impresa «un’avventura che condivido con mio padre». Una laurea in economia e commercio e la sensazione sincera di aver imboccato una strada non facile, ma anche ricca di soddisfazioni. Un obbiettivo raggiunto lo scorso anno la prima “spedizione” in Cina, poi il premio al “Forcellaio” all’ultima edizione del Bancarel’vino. Nata nel 2011 l’azienda di Alice è la più giovane ad essersi iscritta al Consorzio di Tutela. Energia, entusiasmo e onestà: «Mi sporco le mani e vado in vigna quando ce n’è di bisogno. Mi occupo principalmente degli aspetti organizzativi e della contabilità, ma se c’è da andare tra i filari non mi tiro certo indietro». La passione per il vino di Alice arriva da papà, ancora prima dal nonno:«Il vino, il Candia è sempre stata una costante della nostra famiglia. Ci siamo detti: perché no, proviamoci. Non è facile partire da zero e abbiamo imparato molto strada facendo, ascoltando e sbagliando. Lavoriamo ogni giorno per arrivare ad un prodotto di qualità e il più possibile naturale. Non è biologico, ma la nostra filosofia è quella». Cinque etichette, due bianchi Doc, un barricato nero e 2 rossi frutto di poco più di 3 ettari di vigneti: «I risultati sono fin qui positivi, l’azienda è giovane ed abbiamo tanta strada da fare, ma è una sfida avvincente proprio per questo». Già, un’avventura: «Non c’è fretta».
Export e packaging accattivante per Belfior.La prossima vendemmia sarà la quinta per la giovane azienda di Silvia Bellè e Tiziano Fioravanti. Ma di strada, nonostante la giovanissima età, ne hanno fatta tanta. Il loro vino vola già all’estero, in Svizzera e Germania, ma gli orizzonti sono ampi, le opportunità tutta da raccogliere. Trent’anni, un figlio da accudire, Silvia è un’imprenditrice energica, indomabile, ha lasciato l’Università, un percorso da psicologa, per dedicarsi al sogno che condivide con il marito sulle colline del Candia: «Non è difficile essere imprenditrici, nè essere donne imprenditrici, è difficile partire da zero e dover costruire un percorso senza una storia alle spalle: noi lo stiamo facendo con fatica e soddisfazioni». Sei le etichette (Dirado, Ciocco, Bocciolo, Ripazzo, Leo, Navola): «Abbiamo puntato su packaging e sull’etichetta - spiega - per “conquistare” consumatori e addetti ai lavori. Un prodotto ottimo è indispensabile, ma bisogna creare anche i presupposti estetici».
Strade e mete diverse, ma lo stesso punto di partenza: il Candia.
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