Il Tirreno

Piano paesaggistico: una valanga di osservazioni

di CInzia Carpita
Piano paesaggistico: una valanga di osservazioni

Riguardano soprattutto le cave. Rilevati errori nelle cartografie, e problemi di interpretazione nelle norme

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CARRARA. Sta per abbattersi sul tavolo della Regione una valanga di osservazioni al piano paesaggistico. Soprattutto per quanto riguarda i bacini marmiferi carraresi. Le osservazioni devono essere presentate entro il 29 settembre prossimo, e le associazioni di categoria, gli ordini professionali, gli ambientalisti, stanno preparando i “pacchetti” da spedire.

Le commissioni comunali Urbanistica (presieduta da Leonardo Buselli) e Marmo (presidente Massimo Menconi), hanno fatto un giro di consultazioni per raccogliere le istanze del territorio e tenerne conto all’interno delle proprie osservazioni al Pit con valenza paesaggistica. Il piano deliberato dalla Regione, è passibile di modifiche, e pare che gli appunti siano veramente tanti, soprattutto da parte del mondo professionale e imprenditoriale.

Ieri all’incontro con le due commissioni in Comune, c’erano rappresentanti di Assindustria, Confapi, Lega cooperative, cooperative di cavatori, Confartigianato, Associazioni dei balneari, Associazione direttori dei lavori e progettisti di cava, e diversi consiglieri comunali di maggioranza e minoranza. Tecnici e funzionari comunali, e il vice sindaco Andrea Vannucci.

Ha aperto la serie di osservazioni Massimo Corniani dell’Associazione progettisti di cava: «Abbiamo studiato il Pit già da un anno e con Assindustria e le altre categorie abbiamo composto un pool di tecnici. Abbiamo visto che nel piano ci sono grossi errori nelle cartografie, inversioni di foto relative ai bacini. Noi abbiamo elaborato cartografie corrette e preparato osservazioni tecniche da presentare alla Regione». Corniani ha spiegato che il piano contiene «definizioni che si prestano a interpretazioni che creeranno problemi a chi poi dovrà progettare e a chi dovrà valutare».

Paolo Baldini per Assindustria ha citato l’assessore regionale Salvadori che ha parlato di indirizzo culturale, e il governatore Rossi che ha posto un problema di linguaggio del piano. «La nostra preoccupazione riguarda anche la scheda sul sistema costiero, relativamente alla fascia di 300 metri dal mare dove ci sono Imm e stabilimenti balneari; ci sembra che vengano posti vincoli rigidi». Perplessità e richiesta di correzioni, anche sulla parte del piano che riguarda fiumi e torrenti e le relative realtà lungo le sponde. Il concetto di “paesaggio” contenuto nel Pit sta creando un terremoto nelle attività estrattive. Secondo Baldini «Il Pit riconosce le cave solo come realtà derivanti da fattori naturali ignorando il fattore umano». Il timore è che «scattino prescrizioni restrittive, una visione del paesaggio di tipo conservativo senza tenere conto dell’evoluzione economica del territorio. Le Apuane sembrano essere considerate il maggiore fattore di distruzione del sistema idrologico, lo si legge nel Pit. Una descrizione apocalittica», che Assindustria contesta. «E c’è uno scollegamento di parti all’interno del piano dopo modifiche apportate nel tempo, e difficoltà di interpretazione e di applicazione della norma». Osservazioni infine anche su vincoli relativi a vette e crinali: Assindustria vorrebbe una distinzione delle tipologie.

Anselmo Ricci presidente della Cooperativa Gioia: «Difesa dell’ambiente sì, le aziende sono d’accordo su questo, ma temiamo che l’impatto del piano paesaggistico sulle cave sarà molto restrittivo». Anche Chiara Grassi della Lega cooperative parla di «piano molto conservativo. Le attività estrattive devono essere considerate come elemento integrante del paesaggio».

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