Il Tirreno

Sesso e denaro facile, ecco come si finisce in trappola nel web

Sesso e denaro facile, ecco come si finisce in trappola nel web

Aumenta in modo preoccupante il numero di frodi e vittime C’è chi ha pagato 5.000 euro per eliminare un video hard

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MASSA. Aumentano a vista d’occhio le truffe online. Basta dare un’occhiata ai dati degli ultimi anni per accorgersi che l’impennata del numero dei reati è impressionante. Del resto siamo tutti in rete praticamente per tre quarti della nostra giornata: computer, smartphone e tablet ci permettono di condurre una vita virtuale parallelamente a quella reale. E così è facile farsi gabbare da chi è più scaltro, e senza scrupoli, di noi. Sesso e soldi gli argomenti esca che funzionano meglio. Ovvero basta il miraggio di un’avventura extraconiugale o di un affare imperdibile per diventare vulnerabili. E i furbetti se ne approfittano.

Luci rosse. Anche nella provincia apuana sono arrivate le prime denunce di ricatti sessuali compiuti attraverso il web. Alcuni uomini si sono fatti imbrogliare da un paio di avvenenti ragazze che li hanno fatti spogliare e li hanno filmati. Un adescamento vero e proprio - che un quarantenne ha raccontato al Tirreno qualche settimana fa -, con richieste di denaro sempre più pressanti per evitare che il film finisse in rete e postato nei social network. Il primo contatto si consuma su Badoo - sito di incontri - e sono le ragazze a fare il primo passo, sono belle e quello che dicono è eloquente e i maschietti ci cascano con tutte le scarpe. Dopo un breve corteggiamento fanno installare Skype alle vittime e lì il rapporto diventa a luci rosse: lei si spoglia e invita il pollo a fare altrettanto e a sperimentare un rapporto sessuale a distanza. Inutile dire che ci cascano praticamente tutti, soprattutto quelli che hanno moglie e figli (anzi sono loro i prescelti). Una volta rivestiti invece dei saluti ecco l’invio del filmino all’email del don giovanni di cartone e la richiesta di denaro. Qualcuno ha pagato sull’unghia cinquemila euro, per poi andare in questura a piagnucolare per la sventura capitatagli alla seconda richiesta di denaro.

Computer bloccato. Immaginatevi davanti al vostro computer mentre guardate un film a luci rosse e a un certo punto si blocca la visione e al posto del video compare una pagina con il logo di polizia, carabinieri, guardia di finanza e perfino la fotografia del presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Roba da infarto, soprattutto perché se poi leggete quello che c’è scritto vi accorgete che siete finiti in un bel guaio: «Attenzione. Il suo computer personale è stato bloccato per motivi di sicurezza per le seguenti ragioni. Tutte le azioni fatte su questo computer personale sono state registrate. Tutti i vostri file sono stati criptati». Segue un elenco di ipotetici reati che avete commesso con quel maledetto click. Reati che comportano in tutto una ventina di anni di reclusione e quasi mezzo milione di euro di multa. Che si possono estinguere con la modica somma di trecento euro. È capitato ad almeno tre massesi di mezza età. Uno è anche un noto professionista. Loro non hanno pagato e hanno denunciato la frode. Ma il sospetto è che qualcuno abbia alleggerito il conto corrente per non avere grattacapi. Inutile dire che si tratta di una truffa, vero?

Conti correnti clonati. La polizia postale lo dice da tempo, eppure c’è ancora chi ci casca alle finte email di Poste italiane e delle banche che chiedono dati sensibili ai correntisti. In gergo tecnico si chiama phishing, un metodo di truffa telematica per pescare (come suggerisce il termine inglese) in rete vittime che «si fidano» di email truccate. Si tratta di messaggi di posta elettronica in cui si invitano gli utenti a collegarsi a un link e poi a fornire dati personali, spesso anche a rivelare il numero di conto bancario. Occhi aperti, quindi.

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