La manifestazione
«Basta ristoranti e piccoli eventi al Castello»
Italia Nostra lancia un progetto di recupero e contesta il lavoro dell’Istituto di Valorizzazione
MASSA. Il castello Malaspina così proprio non va. A dirlo stavolta è l’associazione Italia Nostra, da sempre impegnata nella valorizzazione e nella conservazione dei beni artistici locali: «Da venti anni ci interessiamo del castello Malaspina con incontri, discussioni e convegni ad alto livello, organizzati proprio nelle sue magnifiche sale - spiega Bruno Giampaoli, presidente dell’associazione - incontri che hanno portato sempre ad identificare questo bellissimo maniero come museo di se stesso, come a dire che il castello non deve essere “aggredito” con iniziative estemporanee, ma deve piuttosto essere oggetto di ricostruzione e manutenzione, dai rifacimenti delle parti mancanti, ai ripristini delle facciate dipinte, dagli affreschi nelle sale di rappresentanza e nelle camere, alla ricostruzione degli arredi, dei mobili, della quadreria, della cartografia e delle vedute storiche dei grandi viaggiatori riprese in quadri stupendi sparsi in tutto il mondo. Inoltre - prosegue Giampaoli - il castello deve ritrovare la sua immagine di potenza militare come fortezza che si ergeva a monito e deterrente per gli eventuali nemici e pertanto vanno ripristinati i corredi della vita civile e quelli militari come le armature, le armi da taglio e da sparo come la fucileria e i cannoni, tutto quanto serve a farlo rivivere come splendido esempio di palazzo fortezza quasi unico nel contesto della Provincia».
Insomma, cattiva gestione e mancanza di un piano di promozione e programmazione turistica: queste in sostanze le accuse mosse dall’associazione sullo stato attuale in cui versa il Castello. Quali soluzioni allora? «Chiaramente - continua il presidente - bisognerà abbandonare la gestione dell’Istituto Valorizzazione che in tutti questi anni non ha valorizzato - la critica è forte - niente, anzi, quando se ne andrà lascerà il castello più spoglio e misero di prima. Non servono certo i ristorantini, né tutta la serie di iniziative pseudo culturali che lasciano il castello più sporco e più vuoto di prima. Serve una totale inversione di tendenza che metta in primo piano l’interesse e l’amore per questo monumento. Per prima cosa il possesso e la proprietà (e in questa direzione Palazzo civico si sta già muovendo ndr) deve tornare al comune di Massa il quale deve gestirlo in prima persona, con il suo personale e sotto la direzione dell’assessore competente, magari in collaborazione con il direttore della biblioteca». Proprio la biblioteca civica - secondo l’associazione - potrebbe diventare uno dei punti informativi e di promozione per tutte le attività e i servizi connessi o realizzati all’interno del castello.
Alessio Profetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
