Il Tirreno

Slot, una società è in odor di mafia

L’indagine parte da Caltanissetta e arriva in città. Il Gico ha trovato legami tra un imprenditore, clan siciliani e Casalesi

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MASSA. Lo chiamavano il re del Bingo e l’imperatore delle slot machine. Sulla carta di identità Antonio Padovani, 62 anni di Catania, alla voce professione ha fatto scrivere imprenditore. E a giudicare dalla quantità di denaro che movimentano le sue società ne ha diritto. Il tribunale di Gela però lo ha condannato qualche anno fa a 4 anni per associazione di stampo mafioso. E adesso una nuova indagine del Gico del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, non a caso denominata Repetita Iuvant, ha portato alla confisca di sedici società, quote societarie, depositi bancari e rapporti finanziari presso diversi istituti di credito, terreni con villa bifamiliare e piscina, otto autoveicoli, due fabbricati e una barca. Per un valore di oltre 45 milioni di euro. Una delle società partecipate da Padovani - la Vegas giochi srl - si trova a Massa, in via degli Oliveti. La sua quota è stata confiscata come tutte le altre in odore di criminalità organizzata. Non solo mafia siciliana ma anche il clan dei Casalesi che nella provincia apuana spunta con troppa insistenza ogni volta che vengono portate a termine operazioni di carattere nazionale.

Il nome dell’imprenditore Padovani è da tempo nei rapporti delle forze dell’ordine e soprattutto nei faldoni della Dda di Napoli e Catania. Questo non gli ha impedito, grazie a dei prestanome, di allargarsi in tutto lo Stivale. E di mettere radici anche nella nostra provincia. Padovani, che opera nel settore dei giochi mediante il noleggio di slot machine, la gestione di sale da gioco, l’affidamento di lotterie e la raccolta di scommesse anche a distanza, è stato coinvolto già in numerose inchieste, tra cui quella denominata “Atlantide Mercurio”, che ha decimato, con 24 arresti nel 2009, il clan gelese di Pìddu Madonia e ha portato alla condanna dell’imprenditore a 4 anni di reclusione in primo grado. Ma non è l’unica grana giudiziaria per il reuccio delle slot: l’operazione Hermes della Dda di Napoli lo disegnava in strettissima correlazione con l’imprenditore Renato Grasso, anch’egli operante nel medesimo settore e contiguo a clan camorristici. In particolare ai Casalesi. Ecco Gomorra.

L’indagine di questi giorni nasce nel 2010. Ed è stata lunga e laboriosa perché la parte difficile per la finanza è stata la dettagliata ricostruzione degli interi nuclei familiari attuali e storici, delle parentele, nonché dei relativi rapporti relazionali di Padovani e la successiva comparazione con gli elementi investigativi emersi dalle indagini eseguite nei procedimenti penali che negli anni lo avevano coinvolto. Al termine degli accertamenti è stato possibile acclarare e segnalare alla Dda nissena l’esistenza di una netta sperequazione tra i redditi dichiarati e l’incremento patrimoniale accertato. L’analisi contabile eseguita ha consentito di evidenziare una marcata sproporzione del patrimonio direttamente e indirettamente posseduto dall’imprenditore. E il tribunale di Caltanissetta - sezione Misure di prevenzione - condividendo le tesi investigative ha disposto la confisca con decreto d’urgenza delle proprietà dell’indagato e dei suoi familiari.

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