Italia
Gli ambientalisti nello “scempio” di Forno
Un’altra manifestazione di “Salviamo le Apuane” tra sentieri distrutti e gallerie allagate
MASSA. Si sono ritrovati a Forno alle prime ore del mattino. Erano tanti e colorati: circa 140, donne, uomini e bambini, che, zaini in spalla sono saliti in vetta per la quinta volta, tra ravaneti e sentieri distrutti, per portare il proprio messaggio “Salviamo le Apuane”. Era “Sui sentieri della distruzione”, manifestazione-escursione nei luoghi dalle attività estrattive, promossa da numerose associazioni locali, che si è tenuta domenica mattina a Forno. Tra i manifestanti, il geologo pistoiese Mauro Chessa, presidente della Fondazione dei Geologi della Toscana, autore (tra le altre cose) dell'articolo denuncia “Apuane: 279 modi per dire carbonato di calcio”. C'erano poi i “soliti noti”, i gruppi e le associazioni che da tempo si sgolano per chiedere che le Apuane vengano protette dall'escavazione selvaggia. E infine tanti giovani, alcuni volti nuovi, segno che il dibattito sul piano paesaggistico regionale ha acceso un faro sulla tematica.
«Promuoviamo queste escursioni – spiega Rosalba Lepore, di Salviamo le Alpi Apuane – per portare le persone nei luoghi di cui stiamo parlando, perché uno dei problemi è proprio il non sapere cosa succede in montagna». Il “luogo della distruzione” scelto è stato il bacino di Forno. Gli escursionisti hanno percorso la via marmifera e, poi, all'altezza dell'ex cava Romana, a 500 metri sul mare, hanno srotolato lo striscione e alzando chi le mani, chi il pugno chiuso, hanno lanciato il loro messaggio: “Salviamo le Apuane”. «Il percorso non era facile – spiega la Lepore – proprio perché i sentieri del Cai sono stati distrutti dall'attività estrattiva. Il paesaggio che abbiamo visto è desolante, apocalittico: gallerie piene di acqua, pareti da cui sgocciola marmettola, montagne di detriti, una via di lizza che sta per sparire divorata dal basso ». (m.c.)
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