Sicurezza
E le cave si fermano per ricordare Yuri
Un’astensione spontanea al monte in memoria del camionista morto Lo sfogo dello storico capo cava dei Bettogli: ma dove sono i sindacati?
CARRARA. Mondo delle cave in lutto, nel ricordo di Yuri Llanaj il camionista morto sabato, dopo un volo di trenta metri al volante del suo camion, quello con cui stava provando il percorso sulla via di arroccamento di Lorano dove, proprio ieri, avrebbe cominciato a lavorare, a caricare i sassi. Hanno fatto tutto da soli gli uomini del marmo.
Ieri mattina alle sei, quando avrebbero dovuto cominciare il loro turno di lavoro, hanno deciso, di tornare a casa. Non si sono nemmeno tolti gli scarponi. Hanno fatto “passare la voce”: qui, nei bacini delle Apuane, si fa sempre quando succede qualcosa di brutto. La notizia di una tragedia arriva subito. E anche l’annuncio di un’iniziativa clamorosa che, ieri mattina, ha unito, nel nome della solidarietà il mondo del monte e quello dei sassi.
«Alle cooperative non hanno lavorato»: conferma Anselmo Ricci presidente della coop Gioia, il bacino più grande.
Il rispetto e il dolore per la vita spezzata di un padre di famiglia di 32 anni, morto ancora prima di cominciare quello che doveva essere il suo nuovo lavoro, hanno acceso il motore della solidarietà.
I cavatori, i camionisti dei sassi e delle cave sono tornati a casa. O hanno preso la via della Foce, per andare all’obitorio di Massa a salutare Yuri.
Un “atto dovuto” dice chi in quelle montagne ci lavora da anni, trenta nel caso di Franco Barattini, capo cava a Bettogli. Un paio di anni fa il regista Yuri Ancarani lo ha voluto come protagonista assoluto del suo docufilm, “Il capo”, presentato alla mostra di Venezia.
Allora Barattini era alle prese con il taglio di una bancata, con il ventre della montagna. Oggi prova a scuotere le coscienze con un attacco diretto al mondo dei sindacati.
«Ma dov’era stamani il sindacato? Perché non è stato fatto nulla, non si è scritto nemmeno un rigo di fronte a questa morte- si chiede Franco Barattini - Io ai colleghi chiedo di destinare i soldi delle tessere alle famiglie delle vittime del lavoro perché non bisogna dimenticare il vuoto che lasciano tragedie come quelle del povero Yuri».
E l’appello di Franco Barattini va oltre: «Io sono stato d’accordissimo sul non andare al lavoro - dice “il capo” - Ma in futuro, sperando non ce ne sia bisogno e che non accadano altre tragedie, credo sia più giusto fare la giornata e destinare i soldi alle famiglie che hanno subito il lutto».
E quella di Barattini è una vera e propria battaglia di solidarietà. «Chiedo alle cooperative, ma anche agli imprenditori del marmo di essere al mio fianco in questa iniziativa - spiega - E non solo, faccio un appello al sindaco Zubbani affinchè convochi il consiglio comunale e si possa quindi decidere, mettendolo ai voti, di destinare una percentuale della tassa marmi alle famiglie, che sono purtroppo tante, delle vittime delle cave».
Barattini parla con il cuore: «Perché è solo una leggenda che noi uomini del monte siamo rudi». E Barattini anche quando dice, forte della sua esperienza trentennale, come’è cambiato il mondo delle cave. E soprattutto del lavoro nei bacini marmiferi dove, ci si spinge sempre più sù, ci si inerpica oltre i piazzali, per trovare nel trasporto dei sassi una nuova opportunità occupazionale. Quella che al piano, in segheria e nel settore della trasformazione è diventata una chimera. «Io invito il presidente della Regione, Enrico Rossi, a venire a farla con me una visita al monte - dice- sono pronto anche ad andare io a trovarlo a Firenze. Mi piacerebbe spiegargli com’è cambiato il nostro lavoro».E, infine, Franco Barattini rivolge un pensiero alla famiglia del camionista morto. «Sono nel cuore di queste persone, di questi genitori, fratelli e sorelle che hanno perso il loro caro - conclude Barattini - E per loro sono disposto a offrire il monumento funebre». Il marmo come eterno ricordo per Yuri, che da quelle montagne è stato tradito.
Alessandra Vivoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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