La manifestazione
«C’è la mafia a Massa? Non ci sono denunce»
Il procuratore capo Giubilaro: inquirenti con gli occhi aperti, ma non so se si tratta solo di omertà
MASSA. «C’è la mafia nella provincia apuana? L’allarme ritorna sempre più frequentemente quando ci sono questo tipo di indagini. Noi da anni abbiamo gli occhi aperti, ma devo dire che anche se c’è il sentore non abbiamo lo straccio di una denuncia. Senza input non si può andare a caso in questioni legate alla criminalità organizzata». A parlare è il procuratore capo Aldo Giubilaro. La mancanza di segnalazioni potrebbe far pensare a una terra omertosa, ma Giubilaro anche su questo punto è cauto: «Analizziamo il fatto, come bisogna fare quando si svolge un’indagine. Non ci sono denunce di attività mafiose, questo può voler dire che non ci sono tali attività oppure che ce ne sono talmente tante che la gente ha paura perfino a segnalarle perché si sente in pericolo. Ecco io non sposerei nessuna di queste tesi, la verità come sempre sta nel mezzo. Tocca a noi inquirenti capire l’entità del fenomeno mafioso e camorristico ai piedi delle Apuane. Senza input esterni però procura e forze dell’ordine possono fare poco».
Va detto che Massa-Carrara non è la pecora nera della Toscana. Anzi. È notizia recente la costituzione di un tavolo regionale permanente di coordinamento sui beni confiscati alla mafia che il 10 luglio, a Palazzo Strozzi Sacrati, ha riunito per la prima volta tutti i soggetti coinvolti: Comuni, associazioni, prefetture, forze dell’ordine. in base ai dati dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, la Toscana è decima in Italia nella classifica delle regioni. Sono dieci gli immobili sequestrati tra Massa, Licciana Nardi e Aulla.
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