Il Tirreno

Marco&Diego a tutta birra «Ora siamo imprenditori»

Marco&Diego a tutta birra «Ora siamo imprenditori»

Dopo un anno il Birrificio apuano comincia a farsi un nome fuori dalla Toscana «Ci siamo licenziati e abbiamo investito 100mila euro. Un rischio? Macché»

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MASSA. Un anno fa avevano preso un capannone in via Oliveti, avevano colorato le pareti del laboratorio di arancione e bianco per dare l'idea di un bicchiere di dissetante bionda con tanta schiuma. Avevano disegnato anche il logo della loro azienda (la scritta Birrificio apuano, con lo sfondo delle alpi). Insomma, le idee erano chiare, volevano diventare artigiani del luppolo e inventarsi un lavoro, anche se un impiego più o meno ce lo avevano già. L'ultimo atto doveva essere l'installazione dell'impianto di produzione di birra che hanno progettato da quando ragazzini erano stati omaggiati di un kit fai da te per realizzare istantaneamente la bevanda alcolica.

Il sogno di Marco Tazzini e Dario Bonanno, cugini massesi di 31 e 30 anni, però, non si è realizzato. In via degli Oliveti. I due ragazzi hanno trasferito armi e bagagli qualche chilometro più in là, in via del Bargello, vicino al vecchio ospedale. E si sono ingranditi, perché sono davvero bravi e vivono tutto come se fosse lo scopo della loro vita. Perché lo è, «fare il lavoro che ti piace non ha prezzo». Invece un prezzo ce l'ha, dato che questa avventura imprenditoriale – perché di impresa si tratta e lo capirete tra poco leggendo i numeri della ditta – ha richiesto finora un esborso di centomila euro, spicciolo più spicciolo meno. I due cugini con quei soldi hanno affittato un capannone di 360 metri quadri, che hanno suddiviso in produzione, magazzino e vendita diretta.

Hanno fatto costruire l'impianto Herms, dove trasformano malto e luppolo in seicento litri di birra, secondo le loro esigenze («non lo ha nessuno un macchinario così, ci abbiamo studiato anni per metterlo a punto») e sono talmente bravi che cominciano ad avere le prime richieste di produzione per conto terzi. È Marco a spiegare di cosa si tratta: «Persone che amano la birra e che vogliono avere una loro produzione, senza però dover mettere in piedi un baraccone come questo. Tre ragazze di Vicenza ci hanno conosciuto a una fiera, hanno assaggiato la nostra blanche e ci hanno contattati sul nostro sito. Abbiamo preso accordi, ci hanno fornito una ricetta che abbiamo seguito e tra pochi giorni consegneremo il primo carico di mille bottiglie da 33 cl. Se saranno soddisfatte continueremo e soprattutto ci faremo un nome anche in Veneto».

Tornando a un anno fa i cugini avevano presentato la loro birra fiore all'occhiello, la Lupus, e i pub locali avevano cominciato a venderla. La Vineria e il Vinile a Massa, un'altro pub a Carrara. E alcuni locali in Versilia. Adesso i prodotti del Birrificio apuano si trovano anche fuori provincia e fuori regione. La Lupus non è più sola perché accanto la premiata ditta Tazzini&Bonanno ci ha messo Alba, una blanche con gradazione decisamente contenuta e dal sapore di scorza d'arancia; Brezza, la classica bionda da bere in compagnia possibilmente con un bel tagliere di formaggi freschi; Grunt, ambrata dal sapore deciso e particolarmente apprezzata da chi beve birre straniere; infine Buia, una stout che si potrebbe tagliare con il coltello da quanto è densa e corposa. «Le vendite vanno bene, soprattutto quelle della spina. - racconta Marco che fa un po' il portavoce della coppia mentre Diego è impegnato con la fermentazione del luppolo -. Siamo contenti di questo perché la spina è il metodo che secondo noi permette una degustazione ottimale. I pub ci contattano in continuazione e il giro si fa interessante». Roba da tirarci fuori due stipendi importanti ogni mese? «Non ancora, ma la crescita è esponenziale. In estate nonostante la pioggia abbiamo realizzato un numero di vendite che ha sorpreso pure noi. Per questo motivo vogliamo aumentare il numero di tini di fermetazione, per far lievitare il numero di litri di birra». Ogni tino richiede una spesa di tremila euro almeno, significano altri investimenti. E in tempi di crisi... «Abbiamo capito che bisogna battere il ferro finché è caldo e non possiamo perdere tempo. Ingrandiamoci e poi vediamo, non è un salto nel buio però».

Marco e Diego non si fermano soltanto al business, come tutti i birraioli quello che gli preme è anche diffondere la tradizione della schiuma nel bicchiere. E così lo scorso inverno in via del Bargello – si sono trasferiti tra settembre e gennaio – hanno ospitato alcune scolaresche per delle visite didattiche. Quella della quinta Ristorazione dell'istituto alberghiero si trova anche su yuotube. Nel video si vedono i ragazzi che chiedono informazioni sui vari tipi di luppolo e alla fine degustano. Con l'inizio del prossimo anno scolastico sarà un'esperienza che verrà ripetuta altre volte, anche perché oltre alla gestione del birrificio si impara la cultura del bere. Senza esagerare. In un anno sono cambiate tante cose e rapidamente. Diego e Marco hanno mantenuto la parola data, quando ancora per imbottigliare la Lupus dovevano appoggiarsi a un birrificio spezzino. Quanta acqua, anzi birra, è passata sotto i ponti.

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