Finanza
Il mare torna pulito, revocato il divieto
Ma prosegue la polemica sull’inquinamento, mentre Confesercenti chiede di rivedere gli studi di settore per i balneari
MASSA. Tolti i divieti di balneazione sul litorale di Marina e di Cinquale. A 48 ore dall’allarme colibatteri – il terzo di questa estate – l’Arpat ha comunicato al Comune gli esiti delle controanalisi effettuate nello specchio di mare fra la foce del Magliano e la spiaggia libera davanti a piazza Bad Kissingen, cioè in quella zona dove era stata riscontrata una presenza fuorilegge di colibatteri fecali. Esiti tranquillizzanti, come era ampiamente previsto, che hanon consentito al sindaco Alessandro Volpi di revocare l’ordinanza di divieto di balneazione.
Emergenza rientrata, dunque, ma problemi ancora aperti. Come era avvenuto in agosto, anche questa volta le analisi (che seguono un calendario stabilito a inizio stagione) Arpat sono state effettuateil giorno successivo a un violento temporale (l’1 settembre), che viene ritenuto causa dello sversamento nelle acque che sfociano in mare di cariche batteriche superiori alla norma. Il divieto è però scattato soltanto giovedì, quando l’Agenzia per l’ambiente ha comunicato i risultati delle analisi al Comune. Con la conseguenza che lo stop alla balneazione è arrivato quando con ogni probabilità l’inquinamento era scomparso, mentre nei giorni immediatamente sucecssivi alle analisi, quando l’acqua era piena di colibatteri, il divieto non c’era ancora. Insomma, un provvedimento perlomeno inefficace, che non ha tutelato la salute dei bagnanti ma che ha avuto l’effetto di dare un altro colpo a una stagione turistica già traballante. Oltre che all’immagine del litorale apuo-versilisese.
Cosa che ha scatenato la rabbia di balneari e albergatori che, adesso, chiedono interventi “strutturali”.
«La crisi consumi e una stagione estiva in cui i giorni di pioggia sono stati forse superiori a quelli di bel tempo sono stati un mix che ha messo in ginocchio gli stabilimenti balneari del nostro litorale», dicono gli operatori dell’industria turistica apuana di Confesercenti. Da qui la richiesta al governo di modificare gli studi di settore, «calibrandoli ad un evento eccezionale come quello dell'estate 2014».
I dati sulla stagione estiva relativi alle condizioni meteo «hanno dell'incredibile - spiega il direttore di Confesercenti Nord Toscana Marco Sbrana - In giugno, su cinque fine settimana, quattro sono stati di maltempo e a luglio tre su quattro caratterizzati da piogge, vento di libeccio. Speravamo almeno in un miglioramento ad agosto ma ciò non si è verificato. Solo alcuni giorni di bel tempo e niente di più. Sperare in settembre per risollevare le sorti di una intera stagione è francamente utopistico». Tutto ciò si è tradotto in un calo medio delle presenze attorno al 40%, calcola Stefano Gazzoli, prsidente dei balneari di Riviera Apuana.
Da qui la proposta della Confesercenti: «La spada di Damocle per gli imprenditori si chiama studi di settore. Bisogna intervenire sui parametri,che oggi non considerano gli aspetti legati al clima. Riteniamo quindi che possa essere inserito nel nuovo studio di settore riguardante gli stabilimenti balneari, una parte relativa alle condizioni metereologiche effettive, con particolare attenzione alle giornate di maltempo (in tal senso ci sono i bollettini meteo come strumento di supporto). Non è pensabile di poter essere considerati non congrui in base ai minori incassi se, ad esempio, in una stagione come quella che si sta chiudendo, le giornate di maltempo sono predominanti su quelle soleggiate e quindi di fatto i giorni di lavoro minori rispetto a quanto previsto dagli studi di settore»
Ma c’è anche la questione della qualità delle acque di Marina di Massa. I ripetuti divieti di balneazione, a causa del maltempo, così come accaduto in Versilia, hanno provocato, secondo Confesercenti, un ulteriore crollo dei fatturati «e quindi deve poter essere inserito nei parametri degli studi di settore». Senza considerale che tale divieto «ha finito con il danneggiare non solo le imprese interessate, ma anche quelle non direttamente coinvolte dal divieto stesso», conclude Sbrana, riferendosi al calo di presenze registrato negli alberghi, nelle pensioni, nei camping e, in una certa misura anche in ristoranti, pizzerie e locali.
Claudio Figaia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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