Il Tirreno

Le atmosfere dell’Africa nera al Ducale

di Manuela D’Angelo

Il festival Convivere “contagia” Massa con una mostra di oggetti d’arte dal Camerun

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MASSA. È una delle collezioni d’arte africana più grandi e più prestigiose di tutta Europa, ed è stata donata in parte al Comune di Massa dall’artista argentino Julio Silva e dalla moglie Catherine Lecuillier: N’Kosi Sikelele Africa, ovvero Dio salvi l’Africa, è uno degli eventi principali del festival Convivere e verrà inaugurata questa sera alle 21 nel Salone degli Svizzeri di Palazzo Ducale. La mostra rimarrà aperta fino al 31 ottobre con orario 10-13 e 16-19.

Si tratta di quaranta opere provenienti dal Camerun, perché non si può parlare di un’unica, generica arte africana, ma piuttosto di tante correnti legate alle diverse aree geografiche; statue, figure, maschere, oggetti strettamente connessi ai riti e alle cerimonie religiose che scandivano la vita delle tribù. «Non esiste in Africa l'opera d’arte fine a se stessa- spiega il curatore artistico della mostra Massimo Bertozzi- ogni opera è finalizzata ad un rito religioso, ad un sacrificio, ad una nascita, una morte. Lo si vede dalla tipologia di opere che ci sono state donate: il legno, in alcuni casi, è più scuro, oppure rovinato, inspessito perché porta i segni delle sostanze sacrificali, come il vino di palma, ad esempio, utilizzate durante le cerimonie e che venivano versate copiose proprio sulle statue». Ci sono regine che espongono i propri gioielli, bracciali, cavigliere, collane dai denti di leopardo; ci sono corna di bufalo scolpite in bronzo fuso, usate come coppe da cui gli anziani bevevano in onore dei defunti; c’è il guaritore, il re guerriero seduto su una pantera, crudele e trionfante con in una mano il coltello e nell’altra la testa del nemico ucciso; e ancora c’è la maschera reale della società Kah, il più alto consiglio del piccolo regno Bamendou, che non veniva mai indossata perché pesantissima, ma portata in braccio dai servitori durante le processioni. Infine ci sono il re e la regina, coppia di sculture in legno realizzate per la cerimonia di incoronazione di un re del popolo Bamileke dal valore inestimabile, ricoperte di conchiglie e perline, con i gioielli caratteristici dell'epoca.

Dietro queste opere un mondo da scoprire, una saggezza da imitare, riti e preghiere che Julio Silva spiegherà durante l’incontro previsto alle stanze del Gugliemi venerdì 19 settembre, assieme alla sua particolare e affascinate storia di artista e collezionista, venuto in possesso di migliaia di statue, durante i suoi viaggi, di cui 400 sono state donate alla città di Massa, ma mai esposte. «Questo è un po’ il nostro rammarico - conclude il sindaco di Massa Alessandro Volpi - non siamo riusciti a valorizzare negli anni un patrimonio artistico inestimabile; il nostro obiettivo è portare le opere al castello Malaspina per mostre permanenti».

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